14 novembre 2017   •  Punti di Vista

Il Centrodestra e la costruzione di un programma condiviso

di Veronica Conti

 

Crisi economica, flussi migratori, sicurezza.  Ma anche alleanze, legge elettorale e possibili formazioni all’indomani del voto.  Di tutto questo si è parlato in occasione del dibattito “Il programma di Governo per l’Italia”, promosso dalla Fondazione Magna Carta e dalla Fondazione per la Libertà per il Bene comune.

Sono intervenuti i principali esponenti dei maggiori partiti del centrodestra: Renato Brunetta, Enrico Costa, Massimiliano Fedriga, Raffaele Fitto, Altero Matteoli, Gaetano Quagliariello, Fabio Rampelli, Paolo Romani e il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. Obiettivo dell’incontro era indicare le linee guida di un possibile programma di governo per il Paese, che metta insieme tutte le anime del centrodestra, da Forza Italia alla Lega, da Fratelli d’Italia alla cosiddetta “quarta area”, che sta cercando di riunire le formazioni politiche non associate ai partiti più grandi. A moderare l’evento nella sala Angiolillo di Palazzo Wedekind a Roma è stato il giornalista del Corriere della Sera Francesco Verderami.

Ad aprire i lavori il Presidente di Magna Carta Gaetano Quagliariello: «Un anno fa partiva un progetto comune tra le due fondazioni promotrici. Ci sono differenze tra le varie anime del centrodestra, ma ci siamo resi conto che esse sono molto inferiori rispetto a quelle che ci separano dai nostri avversari. Abbiamo un dovere nei confronti del nostro Paese, che deve essere governato all’altezza della sua storia e del suo rango. Per fare questo è necessario un programma che sappia assecondare i tempi».  Quagliariello ha poi indicato alcuni dei punti sui quali si sta fondando il nuovo schieramento di centrodestra, aggiungendo che ci sono temi quali la cittadinanza, i vaccini, il rapporto uomo e natura, che forse dieci anni fa non sarebbero mai entrati nel programma di una coalizione. Ci sono poi argomenti difficili da risolvere come quello della disoccupazione giovanile, ed è su questo che le culture politiche tradizionali devono mettersi in discussione e trovare nuove soluzioni.

La parola è dunque passata al capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta:  «Il Rosatellum non prevede un programma da associare direttamente alle coalizioni, ma noi abbiamo dei doveri nei confronti dei nostri elettori. L’ultimo dei sondaggi della Ghisleri (Euromedia Research, ndr) ha mostrato che il centrodestra unito può superare il 38%. Se gli italiani confermeranno questa prospettiva, noi avremo il dovere di presentare un programma comune. Crescita e sicurezza dovranno essere le nostre parole d’ordine».

«Nel nostro Paese si registra ancora una crescita asimmetrica – ha commentato Raffaele Fitto, leader di Direzione Italia – e le risorse dell’Unione europea sono fondamentali per permettere la ripresa del Mezzogiorno, che arranca e, anzi, è fermo. Ci sono sfide sulle quali non possiamo tirarci indietro: riduzione della spesa pubblica, divisione dei poteri, responsabilizzazione delle classi dirigenti sui territori. Abbiamo temi che dovranno rappresentare dei baluardi di quella che sarà la nostra proposta di governo».

Enrico Costa, già Ministro per gli Affari regionali e Viceministro della Giustizia, ha aggiunto:  «Non dobbiamo dimenticare il piano della giustizia. Voglio ricordare la battaglia per la separazione delle carriere nella magistratura. A questo si collegano numerosi altri temi, primo fra tutti quello del sistema elettorale del Consiglio superiore della magistratura, da cui hanno origine il potere e il frazionismo delle correnti interne».

Il Presidente dei Senatori forzisti Paolo Romani si è poi soffermato sulla fase di trasformazione che sta vivendo il sistema partitico italiano. C’è un problema di rappresentatività, a cui il centrodestra sta cercando di far fronte attraverso una ritrovata unità. Con la legge elettorale in vigore e considerate le particolari condizioni storiche, sarà molto forte la competizione tra partiti, sempre secondo Romani, ma grazie all’individuazione del premier solo dopo le elezioni, sarà rispettata la preferenza dei cittadini. Fedriga, capogruppo della Lega Nord alla Camera, si è invece concentrato sulle questioni dell’accoglienza e dei flussi migratori, sottolineando come sarebbe possibile gestire al meglio la situazione andando a introdurre nuove forme di controllo e tutela dei territori.

«In questi mesi il centrodestra ha dimostrato unità, ad esempio sul tema della cittadinanza – ha evidenziato Rampelli di Fratelli d’Italia –  e bisogna spazzare il campo dalle ipocrisie sul tema dell’immigrazione, tenendo presente che il vero punto è la salvaguardia delle vite umane. A noi tocca il compito di fermare alla fonte, sulle coste africane, questo flusso di persone e queste morti che stanno insanguinando il Mediterraneo».

È stato dunque il turno di Giovanni Toti, che riferendosi al recente referendum del Veneto ha auspicato anche per la sua Regione, la Liguria, una maggiore autonomia, per esempio relativamente  alla gestione dei porti, che sono stati ipercentralizzati e che per questo non riescono ad essere competitivi rispetto a quelli di Rotterdam o di altre località del Nord Europa. «Senza aver il coraggio di definire le competenze – ha affermato Toti –, si rischia che vengano a generarsi situazioni paradossali».

E infine le conclusioni del Presidente Matteoli: «Con Quagliariello abbiamo girato l’Italia con incontri di questo tipo tenendo presente il fine, ovvero tenere unito il centrodestra. Sarebbe sbagliato non riconoscere in Berlusconi il leader morale di questa coalizione, anche se saranno poi i risultati delle elezioni a determinare il prossimo premier. Mi piacerebbe che il prossimo incontro di questo tipo fosse promosso direttamente dai partiti. Sarà importante spiegare agli italiani quelli che sono i principali temi su cui punteremo durante la nostra campagna elettorale».