03 Ottobre 2006   •  News

IMT di Lucca, la verità del "mostro di Lucca"

Redazione

 

Nella mattinata di lunedì 2 ottobre è stata ascoltata la verità del famigerato mostro di Lucca sull’IMT Alti Studi di Lucca. Chi è il mostro di Lucca? Si escluda subito Giampiero Fiorani,il famigerato acquirente della Cassa di Risparmio di Lucca , perché pare abbia ancora delle pendenze con la giustizia, per cui non si sa sa se possa muoversi troppo da San Vittore. E allora chi è ? E’ il Presidente emerito del Senato Marcello Pera, chiamato più volte a (s)proposito sulla vicenda dell’IMT, specie dalla stampa nazionale, che di solito si occupa poco della città dall’arborato cerchio come la definì D’Annunzio, ma che sulla vicenda ha scritto di tutto e il contrario di tutto , tanto da far dire a Pera di sentirsi il “mostro di Lucca”. Alla fine il Presidente ha deciso di prendere la parola e dire come si sono svolti i fatti. In un’aula piena di gente, il Presidente ha illustrato con il piglio che gli è proprio lo sviluppo della vicenda, partendo dagli esordi. Per ironia della sorte, l’avvio dell’IMT era stato annunciato poco più di un anno e mezzo fa, dallo stesso Presidente Pera, nell’auditorium contiguo di San Romano. Pochi si sarebbero aspettati il successo, soprattutto internazionale, dell’iniziativa, che è stata la vera causa della volontà punitiva che pare ispirare il già Rettore dell’Università di Pisa e adesso sottosegretario all’Università professor Luciano Modica. Infatti sono state migliaia le domande , giunte da tutto il mondo, per partecipare ai bandi dei corsi di dottorato. Tanto grande è stato il riscontro internazionale dell’iniziativa che alcuni prestigiosi atenei americani si sono fatti avanti per avviare dei programmi di scambio di docenti e ricercatori con IMT. E allora perchè son sorte tante polemiche? Perchè il decollo dell’IMT si è intrecciato con alcune meschinerie accadute nella città di Lucca, che vedevano protagonisti l’allora sindaco della città e l’allora presidente della Provincia, enti coinvolti nel varo del progetto attraverso la Fondazione Lucchese per l’alta formazione e la ricerca- FLAFR. Proprio durante una riunione, svoltasi lo scorso aprile, del Consiglio di amministrazione di FLAFR è emersa la volontà di impugnare lo statuto di IMT, contenuto in allegato al decreto ministeriale del 18 novembre 2005 che riconosceva l’autonomia della Scuola di Alti Studi. Il pretesto era la scarsa rappresentatività degli enti locali lucchesi negli organismi di governo della Scuola, il che era destituito di ogni fondamento, se si considera proprio quella bozza di statuto che assegnava agli enti locali ben sette consiglieri nel Consiglio d’amministrazione. Se a questi si aggiunge che il Direttore della Scuola era ed è lucchese, si arriva a ben otto membri. Da quella riunione emergeva chiara la volontà di ripicca dell’allora sindaco di Lucca contro il Presidente Pera, perchè per la prima volta era intervenuto di persona al Consiglio di amministrazione della FLAFR. Purtroppo le bizze del sindaco trovarono ascolto da parte della maggioranza dei consiglieri di FLAFR,che votarono per impugnare lo Statuto, con la significativa eccezione del Presidente. Professor Francesco Paolo Luiso e del suo Vice avvocato Storelli, che, in dissenso con la scellerata scelta, si dimisero. Ancora oggi la FLAFR è senza presidente e vice-presidente, benchè a detto incarico aspiri ( guarda un po’ i casi della vita) il già Presidente della Provincia e candidato sindaco dell’Unione Andrea Tagliasacchi, da sempre piuttosto critico sulla iniziativa di IMT. Si sarà ricreduto, come si sono ricreduti gli esponenti dell’Unione del territorio,che da sempre avversano l’IMT e che invece poi sono stati convocati dal sottosegretario professor Modica più di una volta per parlare di modifiche allo Statuto. Questi incontri, nota Pera, sono piuttosto strani, perchè il sottosegretario Modica non riunisce tutte le Università partecipanti del progetto e costiuenti il Consorzio Interuniveristario di Studi Avanzati-C.I.S.A. ( cioè la Scuola Sant’Anna di Pisa,LUISS, Politecnico di Milano, cui si deve aggiungere l’Università di Pisa) bensì solo alcune, scelte non si sa in base a quale criterio. La bozza di discussione riprende su per giù le linee di quella ( elaborata e diffusa in modo per lo meno discutibile, a non voler dir di peggio) a suo tempo dal Direttore della Scuola Sant’Anna di Pisa Professor Varaldo. Questa bozza in sostanza sminuisce l’autonomia di IMT e la svilisce a parte del sistema universitario pisano, coinvolgendo anche la Scuola Normale Superiore di Pisa, da sempre estranea al progetto. Il Presidente Pera ripercorre anche tutta la lunga serie di attacchi alla sua persona per aver guardato con favore all’iniziativa, senza però essersi mai intromesso né nella gestione della Scuola né negli aspetti didattici e formativi. Oltretutto si stupisce che nessuno nella cittadinanza lucchese abbia difeso con vigore un progetto così prestigioso e di qualità. Il vero rischio è adesso proprio questo: la perdita di un’iniziativa che è stata sin qui ricca di risultati e ha creato aspettative importanti nel mondo della ricerca non solo italiana ma internazionale. Oltre a ciò potrà dare dei buoni risultati anche per la città di Lucca, rendendola meno provinciale e inserendola nel circuito dei centri di ricerca mondiali. Come risolvere il groviglio in cui ci si è andati a cacciare? Il Presidente Pera suggerisce tre aspetti da valutare. Anzitutto non bisogna perdere il radicamento con la città di Lucca, ideale ambiente per installare una iniziativa come quella di IMT. Poi bisogna mantenere alto il profilo dei docenti coinvolti nella docenza dell’IMT, senza limitarsi a campanilismi di vario genere. Infine non è da trascurare la volontà di partecipare al progetto manifestata dagli altri Atenei toscani, quelli di Firenze e Siena. Il loro coinvolgimento potrebbe rivelarsi positivo. Però occorre che le forze della città si mobilitino per non perdere un’occasione unica per modernizzare la città. Non bastano le iniziative generose come quella del Senatore Quagliariello, all’epoca Presidente del Consiglio Provvisorio di IMT, che propugnò un appello di oltre quaranta docenti di fama internazionale a difesa dell’IMT nei mesi scorsi. Bisogna che sia la città a darsi da fare, assieme a chi ha a cuore la libertà della ricerca e la possibilità concreta di arrestare il declino dello sviluppo economico in Italia. Si può invertire la rotta, basta volerlo. Certo il metodo Modica di discutere tutto nelle segrete stanze del Ministero in compagnia di chi è di suo gradimento non pare essere il più adatto per affrontare le sfide della moderna ricerca.