07 Aprile 2014   •  I testi / I ritratti

In ricordo di Domenico Mennitti

Raimondo Cubeddu

Ci sarebbero vari modi per ricordare la figura umana e politica di Domenico Mennitti che fu apprezzato giornalista, deputato e amministratore. Qui lo si vuole ricordare soprattutto come organizzatore di cultura dicendo che per quanto provenisse dalle fila del MSI e che lì avesse militato nella corrente che si definiva ‘tecnocratica’, Mennitti, come pochi altri, ha contribuito nel recente passato italiano a porre le idee liberali al centro del nostro dibattito politico-culturale.
Personalmente non saprei dire quanto fosse intimamente convinto della validità delle idee liberali, ma del genuino liberalismo aveva quel raro dono della ‘liberalità’ che manifestava con la generosità del gentiluomo meridionale e con una disponibilità ad ascoltare idee nuove con un velato scetticismo che derivava da un’esperienza politica dalla quale traeva molti insegnamenti e soprattutto quello che le idee veicolano attraverso gli uomini. Non tramite astratti individui, ma tramite uomini caratterizzati da idee, valori, passioni, difetti e interessi più o meno nobili. Personalmente gli debbo molto, e soprattutto ricordo sempre quel consiglio-ammonimento che mi dette un giorno allorché, avendogli da giovane professore manifestato le mie perplessità sull’incostanza di qualche collega che gravitava attorno a “IdeAzione”, mi disse che tra le cose più importanti che deve tenere a mente chi vuol fare politica è che in quel campo, come del resto in molti altri, non tutto può essere fatto sempre con tutti, e che non era il caso di rammaricarsi più di tanto quando le strade si separavano.
Immediatamente dopo la vittoria di Berlusconi nel 1994, alla quale aveva contribuito in maniera forse tanto decisiva da suscitare invidie e risentimenti partecipando attivamente alla scelta dei candidati, Mimmo si rese conto immediatamente che quella per molti inaspettata e comunque fragile affermazione elettorale doveva essere quanto prima consolidata con una politica culturale adeguata all’ambizione di fare una “rivoluzione liberale”. In Forza Italia erano allora confluite tante persone di valore provenienti da esperienze culturali e politiche diverse, ma accomunate da un desiderio di cambiamento forse anche più forte di quello che viviamo oggi. La grande intuizione di Mennitti, che poggiava saldamente sulla sua esperienza delle cose politiche, fu di capire immediatamente che quelle persone, e talora quelle personalità, proprio perché provenienti da mondi e da esperienze così diverse, non si conoscevano in maniera diretta e che quel progetto politico aveva urgenza di un progetto culturale adeguato ai tempi e alle ambizioni. Che bisognava farle incontrare e creare sinergie.
Fu così che nacquero prima la rivista “IdeAzione”, la casa editrice e poi la Fondazione che immediatamente diventarono il principale punto di riferimento di quell’area politica dandole una consistenza ed una verve intellettuale che fu prontamente, anche se talora a malincuore, riconosciuta.
Furono mesi ed anni di grande creatività e passione che Mimmo seppe creare e mantener vive soprattutto coordinando un mondo, sovente di ‘prime donne’, che talora l’euforia di poter finalmente ‘contare’ rendeva instabile e poco attento alla difficile logica della strategia politica. Mimmo ci ascoltava e riusciva a canalizzare idee e proposte in una direzione che era quella di fornire progettualità ad un’azione di governo talora incerta e confusa.
In questo modo, intorno ad una figura di indubbio prestigio culturale e accademico come Vittorio Mathieu, Mennitti riuscì a raccogliere quanto di meglio esprimeva la cultura liberale italiana di quegli anni e a valorizzare dei giovani, come era allora Gaetano Quagliariello, ai quali era riservato il difficile compito di coordinare le iniziative, di proporne costantemente di nuove e di spiegare ai più anziani che per essere efficace la comunicazione politica doveva riuscire a coniugare rigore scientifico e semplicità di linguaggio. L’obiettivo era per un verso quello di trasformare quello che sprezzantemente era stato definito un “partito di plastica” votato da un elettorato composito e non ideologicamente omogeneo, in un “movimento liberale di massa”, e, per un altro verso, quello di far sentire ai suoi vertici la voce viva se non degli elettori per lo meno dei quadri.
Gli storici, proseguendo la via intrapresa da Giovanni Orsina, un giorno si esprimeranno con la serenità che ancora manca. Ma i risultati ci furono e, per lo meno dal punto di vista politico-culturale, furono anche tempestivi. “IdeAzione” si impose ed impose i propri temi nell’agitato e sfuggente mercato delle idee. L’”accozzagli elettorale” iniziò ad interessarsi di idee e ad elaborane di nuove. I presuntuosi colleghi di sinistra che pensavano di essere i monopolisti “produttori” di idee ed i depositari della tradizione culturale italiana si accorsero ben presto che quel monopolio si era infranto e che era indispensabile fare i conti con un inaspettato revival del liberalismo perché le idee liberali erano vive e in grado di fronteggiare i problemi e le esigenze del momento.
Mennitti indirizzava, seguiva e consigliava senza apparire più di tanto. Ma sapevamo tutti quanto erano preziose la sua esperienza, la sua prudenza, il suo garbo e la sua determinazione. Chi voglia farsi un’idea di quei favolosi primi anni non ha che da guardare il sito di “IdeAzione”, l’indice della rivista, il catalogo della casa editrice e il corposo elenco dei convegni organizzati nella sede della rivista trasformata, grazie anche a generose donazioni, in una ricca biblioteca alla quale i giovani potevano accedere per le loro curiosità e per le loro ricerche. Avrà così modo di rendersi conto che a quelle iniziative parteciparono i più “bei nomi” della cultura italiana non “di sinistra” e anche molti di coloro che non avevano paura di confrontarsi con gli avversari politico-culturali. Tutto ciò fece di “IdeAzione” la prima fondazione di cultura politica italiana, inaugurando così un modello che è stato poi ripreso da altri think tank.
In quegli anni nacquero e si affermarono anche altre prestigiose case editrici di impronta liberale, ma forse fu per prima “IdeAzione” a proporre al lettore italiano un’adeguata, e finalmente ben distribuita, quantità di buoni libri liberali, di classici del liberalismo italiano e straniero corredati da prefazioni esaurienti scritte da studiosi prestigiosi. Come non è possibile ricordare ora la creatività che si sprigionava nelle riunioni in cui si parlava e si dibatteva della rivista, di iniziative editoriali e della situazione politica, non li si può ricordare tutti, ma si può ricordare che, fatto inedito, in Italia, per quel genere di pubblicazioni, molti furono anche ristampati.
La rivista riusciva a trascinare anche altre iniziative culturali ed editoriali. Era il segno che quell’elettorato iniziava finalmente a leggere e ad interessarsi alle idee, ed era anche il segno del successo di un’operazione culturale che colse un po’ tutti, e soprattutto la sinistra, alla sprovvista perché metteva in discussione quella distinzione manichea tra ‘destra’ e ‘sinistra’ che sembrava immodificabile e che alla prova dei fatti si mostrava invece se non inconsistente per lo meno datata. Ma in questo modo, in un mondo liberale fossilizzato sulla distinzione tra ‘liberalismo’ e ‘liberismo’ e sul mito de “Il mondo”, entrarono in circolazione tante idee nuove e tanti pensatori (fino ad allora noti a pochi) i quali fornivano finalmente quegli argomenti che ai più mancavano per contrastare l’egemonia culturale della sinistra. I liberali italiani ebbero l’occasione di non sentirsi più degli emarginati residui di un passato mitizzato e sterile, ma parte fondamentale di un dibattito politico finalmente ‘aperto’ e soprattutto vivo.
Grazie a Mennitti, ad “IdeAzione” e ai suoi tanti collaboratori, quell’egemonia si infranse aprendo una stagione di cultura politica nuova alla quale, occorre ammetterlo, non corrispose purtroppo (ma si tratta di un’altra, anche se non meno importante, questione) una nuova stagione politica.
Poi, come Mimmo ben sapeva, molte strade si divisero e si separarono e i tempi cambiarono. Ma la sua persona e quel che fece e che consentì generosamente ed intelligentemente di fare, sono stabilmente nei nostri cuori e nella memoria di chi è consapevole di aver partecipato ad una stagione politica comunque elettrizzante che un giorno o l’altro troverà il suo storico. E non penso avrà difficoltà a riconoscere i grandi meriti e la grande capacità di organizzatore culturale di Domenico Mennitti.

 

Pubblicato contemporaneamente sul sito di IBL-Istituto Bruno Leoni