15 Luglio 2014   •  I testi

In ricordo di Roberto Vivarelli

Redazione

 

Apprendiamo con dolore la notizia della scomparsa del professor Roberto Vivarelli, uno dei più importanti storici del Novecento e caro amico della Fondazione Magna Carta.

In occasione della Lettura Annuale 2010 di Magna Carta, il professor Vivarelli ci aveva regalato un’illuminante lezione per celebrare i 150 dall’Unità d’Italia. Nel ricordarlo, dunque, abbiamo scelto di affidarci alle sue stesse preziose parole, proponendo un estratto della sua Lectio Magistralis:

 

 

La storia alla quale il 1861 apriva la strada è proprio la storia di come gli italiani hanno saputo mettere a frutto l’occasione che è stata loro offerta di diventare liberi cittadini. Se e in che misura l’occasione sia stata colta è questione che un pur sommario esame delle condizioni, oggi, della nostra vita pubblica, rende quanto meno lecito dubitare che quel compito di educazione politica sia stato assolto. Il problema, il problema vero, di una seria riflessione intorno alla data dell’Unità d’Italia non riguarda il valore di quel risultato di per sé, riguarda piuttosto il perché alcune promesse implicite in quel risultato non siano poi state mantenute, ed è nostro compito, di noi storici in particolare, comprendere le ragioni di questo scarto tra le cose sperate e le cose ottenute, tra gli ideali e la realtà, una realtà ancora ben presente.

[…] Una delle principali ragioni ruota attorno a un discorso di responsabilità, di creazione di un comportamento responsabile, che dovrebbe coincidere con la formazione della coscienza. Ma le coscienze vanno formate e spesso a formarle è l’educazione religiosa. Una tradizione di educazione cattolica la quale, da noi, sino a pochi decenni fa, si proponeva perlopiù niente affatto la formazione delle coscienze, ma il loro controllo, non poteva essere di grande aiuto alla formazione di cittadini responsabili. È una lacuna, nella storia della nostra vita civile, di cui occorre tener conto.

Il senso di responsabilità, però, si può acquisire anche attraverso la lezione dell’esperienza, e qui entrano in gioco le istituzioni (perciò ho parlato di lezione della politica). Dipende infatti dalle istituzioni, dipende dalla politica, la creazione nella vita civile di un contesto all’interno del quale si possa liberamente affermare e trovare il suo premio di merito. Il che insegna a contare soprattutto su se stessi e con ciò ad essere responsabili.

[…] Se la nostra vita pubblica è ancora tanto inquinata, se la nostra vita intellettuale rifugge dalla ricerca di ciò che è vero, se la nostra democrazia è ancora tanto imperfetta, se come a me pare, l’insieme dei cittadini italiani non ha ancora imparato le regole del vivere da liberi cittadini, non diamo la colpa al Risorgimento. Guardiamo alla responsabilità delle generazioni successive, comprese le nostre, e cerchiamo di rimediare a quanto non abbiamo saputo fare finora.