28 Maggio 2005  

Intervista a Marcello Pera

Redazione

 

Persino il Papa, di fronte all´ampiezza delle proteste, alla fine è stato costretto a fare una parziale marcia indietro. Marcello Pera è deluso per le “scuse” del Vaticano?

«No, perché non credo che quelle del cardinal Bertone siano state scuse, ma puntualizzazioni fatte per coloro che deliberatamente hanno voluto fraintendere il messaggio di Benedetto XVI. Le parole del Papa erano molto chiare e certamente non offensive per nessuno. C´era insomma un´intenzionale volontà di creare un incidente. Del resto è già successo altre volte che la reazione del mondo islamico è stata deliberatamente esagerata, per esempio nel caso delle celebri vignette».

Anche la stampa tedesca tuttavia ha rimproverato al Papa di aver parlato da professore di teologia dimenticando il suo ruolo.

«Non esiste un Papa teologo e un Papa pastore: quella di Ratisbona era una sola verità e, oltretutto, era anche una verità fortemente critica nei confronti dell´Occidente».

Come si dovrebbe rispondere alle richieste di scuse che vengono da paesi e leader religiosi islamici?

«Io spero che almeno questa volta, visto che c´è di mezzo il Papa e non un ministro in cerca di pubblicità, l´Europa non si genufletta ma difenda il Pontefice e chieda conto delle critiche a quei paesi e governi che stanno soffiando sul fuoco. Insomma, esattamente il contrario del solito “troncare e sopire”».

La politica italiana è stata troppo timida nel difendere il Papa?

«La classe politica italiana non si è accorta per lunghissimo tempo che è in gioco la nostra identità. Ha voluto sminuire qualunque tipo di conflitto e anche oggi reagisce dimostrando il suo ritardo culturale: il nostro capo di governo, davanti alle prese di posizioni ufficiali di governi e parlamenti islamici, avrebbe dovuto dire per primo: “tacete e rispettate”».

Forse tra i politici italiani fa premio la preoccupazione per i militari in missione in Libano…

«E´ una preoccupazione che dovrebbe giocare al contrario. Quanti milioni di cristiani ci sono nei paesi islamici? Anche per tutelare loro si dovrebbe far sentire la nostra voce».

Colpiscono in particolare le critiche di Erdogan. A suo avviso l´Ue dovrebbe rimettere in discussione il processo di adesione della Turchia?

«Se il primo ministro Erdogan desidera passare gli standard richiesti per entrare in Europa, questo non mi sembra il modo migliore. Credo che l´Europa debba chiedere conto alla Turchia di questo atteggiamento così duro nei confronti del Papa»

Magdi Allam si è chiesto perché i musulmani moderati non si sollevino contro i fondamentalisti.

«Anch´io trovo che sia grave il silenzio dell´Islam italiano su questa vicenda. I primi a difendere il Papa avrebbero dovuto essere gli islamici moderati, non lo hanno fatto e hanno perso un´occasione. Ma questo è un ulteriore elemento di preoccupazione: perché tacciono?»