24 Gennaio 2005  

Scheda unica, ecco perché si rischia il caos

Redazione

 

Uno dei maggiori difetti del “Mattarellum” è la sua schizofrenia: da una parte, con la scheda per l’elezione del candidato nel collegio uninominale, spinge i partiti ad allearsi e a formare le coalizioni più ampie possibili per l’attribuzione del 75 per cento dei seggi maggioritari, dall’altra, con la scheda per il riparto proporzionale del 25 per cento dei seggi, mette in competizione gli stessi partiti alleati, inducendoli ad esaltare le loro diversità. Una competizione che non si limita al momento elettorale ma caratterizza i rapporti all’interno della maggioranza e anche dell’opposizione per l’intera legislatura, con tutte le fibrillazioni e le verifiche di governo che tristemente conosciamo.

Il modo migliore per eliminare questa schizofrenia sarebbe stata l’abolizione della scheda per il riparto proporzionale dei seggi proposto dal referendum che nel 1999 giunse ad un soffio dal quorum (l’avrebbe raggiunto se le liste elettorali degli italiani all’estero non fossero state piene di morti e fantasmi). Un referendum, è opportuno ricordarlo, che fu promosso o sostenuto anche da Fini, Casini e Follini che volevano abolire la conta dei voti sui simboli di partito – compresi quelli di AN e dell’allora CCD – per anteporre strutturalmente gli interessi delle coalizioni alle logiche identitarie e ai calcoli di bottega e consolidare così un bipolarismo basato su due grandi contenitori o federazioni di forze (e il successo del referendum avrebbe anche favorito ulteriori modifiche per ridurre il potere di ricatto delle ali estreme del sistema politico).

L’esito di quel referendum ha condizionato e condiziona il nostro bipolarismo che deve purtroppo continuare a fare i conti con un sistema partitico molto frammentato.

Del resto, profondi cambiamenti del sistema elettorale non sono possibili in questo scorcio della legislatura. E’ forse possibile e necessario solo qualche piccolo aggiustamento per semplificare il sistema e renderlo più trasparente, in particolare per risolvere la questione dello scorporo e delle liste “civetta” – che ha addirittura impedito di raggiungere il plenum di 630 deputati previsto dalla Costituzione – e per rendere i sistemi elettorali di Camera e Senato più omogenei tra loro al fine di ridurre al minimo il rischio incombente sulle prossime elezioni di maggioranze diverse nei due rami del Parlamento (rischio evitato finora solo perché Rifondazione comunista e Lega Nord hanno deciso di coalizzarsi a turno, l’una quando non lo faceva l’altra e viceversa, nelle elezioni del 1996 e del 2001).

Berlusconi vuole semplificare il sistema, senza cambiare il meccanismo di attribuzione dei tre quarti dei seggi nei collegi uninominali. Vuole intervenire proprio sul problema delle due schede di votazione passando ad un’unica scheda, secondo la proposta elaborata del deputato di AN Nespoli. L’elettore, attraverso un solo voto dato al partito preferito, sceglierebbe di fatto anche il candidato uninominale collegato, la coalizione, il programma e il relativo candidato premier. In questo modo Berlusconi intende risolvere, in particolare, un problema che ha penalizzato il centrodestra nelle elezioni del 1996 e del 2001 e che è causato proprio dalla schizofrenia del sistema elettorale di cui ho detto all’inizio.

Nelle due ultime elezioni, infatti, la CdL ha registrato un consistente scarto di voti tra la scheda proporzionale e quella uninominale. Oltre 770 mila voti in meno sulla scheda uninominale nel 1996 (quando i partiti del Polo delle Libertà ottennero più voti proporzionali dei partiti dell’Ulivo) e addirittura un milione e mezzo di voti in meno nel 2001.

Il fenomeno, relativamente complesso, può essere sintetizzato nel modo seguente. Gli elettori, dopo aver assistito per tutta la legislatura ad una competizione che troppo spesso ha come protagonisti i partiti piuttosto che le coalizioni, si trovano in cabina elettorale con due schede di votazione del tutto diverse tra loro: nella scheda proporzionale sono stampati i simboli dei partiti, in quella uninominale solo i simboli delle coalizioni. Le sollecitazioni indotte negli elettori sono di conseguenza diverse. In particolare, una certa quota dell’elettorato di centrodestra, meno politicizzato e più propenso al voto “d’impulso” piuttosto che al voto “utile”, non trovando nella scheda uninominale il simbolo del proprio partito, preferisce al simbolo della coalizione quello di altre formazioni minori “sentimentalmente” più vicine (la fiamma di Rauti per alcuni elettori di AN, la lega locale per alcuni elettori della Lega Nord, lo scudo crociato presente in altri contrassegni per alcuni elettori dell’UDC, o altri simboli che propongono suggestioni diverse). Lo scarto di voti tra le due schede è direttamente proporzionale al numero di candidati presenti nel collegio uninominale. Il fenomeno è sistematico ed omogeneo su tutto il territorio nazionale e pertanto è indipendente dal problema della qualità dei candidati (che pure è imporetante nei collegi più incerti). Per quanto riguarda invece il centrosinistra, all’inverso di quanto avviene nella CdL, il suo elettorato è attratto maggiormente dal simbolo della coalizione che da quelli dei relativi partiti.

Lo scarto di voti tra le due schede di votazione è stato oggetto di approfondite analisi da parte di studiosi del funzionamento del sistema elettorale (Roberto D’Alimonte le riassume bene sul Sole 24 ore dell’11 dicembre scorso). Queste analisi sono però stranamente limitate alle elezioni del 1996 e del 2001, mentre – come è noto – si è votato con il Mattarellum anche nel 1994. Ed è proprio dall’analisi dei risultati di queste elezioni che si possono trarre gli elementi per formulare una proposta semplicissima che rivolgo a Berlusconi e alla CdL.

Infatti, nel 1994 il centrodestra non registrò alcuno scarto negativo di voti sulla scheda uninominale. Anzi, al Nord i voti ottenuti dai candidati uninominali presentati congiuntamente da Forza Italia e dalla Lega Nord furono addirittura 760 mila in più rispetto a quelli delle relative liste proporzionali. Come mai ? Semplicemente perché, a differenza del 1996 e del 2001, il centrodestra utilizzò una particolare norma del Mattarellum tuttora vigente: quella che consente di contraddistinguere i candidati sulla scheda uninominale con tutti i simboli delle liste collegate e dei partiti che compongono la coalizione (nel caso in questione il Polo delle libertà utilizzò i simboli di Forza Italia, della Lega Nord, dell’Unione di Centro di Biondi e Costa, del Centro Cristiano-democratico di Casini e Mastella e, in pochi collegi, anche dei Riformatori di Pannella). Tutti ricorderanno che nel 1994 Bossi condusse una campagna elettorale rivolta proprio contro Berlusconi, ma gli elettori leghisti non fecero mancare i loro voti ai candidati uninominali di Forza Italia, dell’Unione di Centro, del CCD o dei Riformatori, né gli elettori di Forza Italia e degli altri partiti alleati fecero mancare i loro voti ai candidati della Lega. Anzi, occorre ribadirlo, i voti ottenuti dai candidati uninominali furono addirittura maggiori e questo per la banalissima ragione che la scheda uninominale è molto più semplice, in media presenta solo quattro candidati, mentre quella proporzionale può avere anche più di venti liste; e la complessità della scheda crea incomprensione, disagio ed errori in misura maggiore proprio nell’elettorato meno politicizzato del centrodestra.

Perché, dunque, modificare la legge elettorale passando ad un’unica scheda che lungi dal semplificare le modalità di votazione le renderebbe molto più complicate, anche in considerazione della proliferazione di liste e candidati che essa determinerebbe ? La scheda unica, basta provare a disegnarla interamente per verificarlo, sarebbe un enorme lenzuolo pieno zeppo di liste, simboli, nomi dei candidati delle liste proporzionali, nomi delle coalizioni e dei candidati uninominali (addirittura scritti più volte all’interno dei riquadri di ciascuna lista collegata) con il sicuro effetto di accrescere enormemente l’incomprensione, gli errori e le schede nulle.

E poi perché togliere agli elettori la possibilità di votare anche in modo diretto per il candidato uninominale prescelto, considerato che il sistema rimane basato per tre quarti proprio sul collegio uninominale ? Perché affrontare una difficile e lunga battaglia parlamentare con l’accusa di voler approvare una legge truffa, un’accusa che potrebbe essere molto penalizzante, come certamente lo fu la campagna condotta nel 1953 dalla sinistra contro la legge elettorale approvata quell’anno (che truffaldina non era affatto)?

Perché, invece, la Casa delle Libertà non ricorre agli strumenti già offerti dal sistema elettorale vigente e già sperimentati con grande successo nel 1994, vale a dire l’utilizzazione nella scheda uninominale dei simboli di partito accanto a quello della coalizione? E perché non concentra la propria attenzione su altre modifiche più opportune e necessarie come quelle di cui ho accennato in precedenza e di cui ha parlato lo stesso Berlusconi, in particolare la questione dello scorporo e delle liste “civetta”?

In merito giacciono da tempo alla Camera quattro proposte di legge, due del centrosinistra che propongono lo “scorporo” di coalizione, due del centrodestra che propongono di abolirlo. Anche in questo caso sarebbe opportuno ragionare sulla base dei dati sperimentali, cioè considerare che gli effetti di questo complesso e perverso meccanismo sono rilevanti solo se esso viene aggirato da una sola delle due coalizioni e se il margine di scarto tra di esse è relativamente contenuto. Le elezioni del 1996 e del 2001 forniscono elementi di grande utilità. Nel primo caso fu solo l’Ulivo ad eludere lo scorporo anche se in un numero limitato di casi, comunque sufficienti ad assicurargli sette seggi di margine rispetto alla maggioranza assoluta della Camera. Nelle elezioni del 2001 lo scorporo fu invece aggirato in modo generalizzato da parte di entrambi gli schieramenti (anche oltre il necessario da parte della CdL), ma qualora nessun partito lo avesse eluso i calcoli dicono che Forza Italia avrebbe ottenuto 61 seggi proporzionali, solo uno in meno rispetto ai 62 ottenuti sulla carta, ma poi in parte non attribuiti per mancanza di candidati collegati a Forza Italia medesima. AN ne avrebbe ottenuti cinque in meno, i DS quattro in meno, la Margherita quattro in più, Rifondazione comunista sei in più. Si tratta di differenze, come si può constatare, di scarsa rilevanza rispetto all’esito delle elezioni. Sulla base di questi elementi non dovrebbe essere impossibile affrontare e risolvere il problema dello scorporo con una soluzione ampiamente condivisa.

Scarto di voti tra la scheda proporzionale e la scheda uninominale registrato dal centrodestra nelle ultime elezioni A ) VOTI UNINOMINALI
Somma dei voti ottenuti dai candidati uninominali presentati congiuntamente dai partiti del centrodestra (*) 1994* 1996 2001 13.567.648 14.995.777 16.915.513 B ) VOTI PROPORZIONALI
Somma dei voti ottenuti dalle liste proporzionali del centrodestra (nelle circoscrizioni dove erano presenti candidati uninominali comuni) (*) 12.802.867 15.772.203 18.425.163 DIFFERENZA A – B più 64.781 meno 776.426 meno 1.509.650 Come erano contraddistinti sulla scheda uninominale i candidati presentati congiuntamente dal centrodestra Tutti i simboli dei partiti della coalizione
(4 o 5 simboli) Un solo simbolo della coalizione (Polo delle libertà) Un solo simbolo della coalizione (Casa delle libertà) (*) Nota: nel 1994 il centrodestra si presentò come Polo delle libertà al Nord (alleanza tra Forza Italia e Lega Nord) e Polo del buongoverno al Centro-Sud (alleanza tra Forza Italia e Alleanza Nazionale). Quest’ultima alleanza, tuttavia, non si realizzò in alcune circoscrizioni (Marche, Abruzzo, Campania 2) che pertanto sono state escluse dal raffronto di questa tabella, e così pure la Puglia dove non era presente la lista proporzionale di Forza Italia. Lo scarto positivo di voti si è verificato prevalentemente con il Polo delle libertà.

Il Giornale, 13 gennaio 2005