20 febbraio 2017   •  In Evidenza

“Sfida all’Occidente. Il terrorismo islamico e le sue conseguenze”

A cura di Gaetano Quagliariello e Andrea Spiri

Pubblichiamo di seguito la prefazione di “Sfida all’Occidente. Il terrorismo islamico e le sue conseguenze”, il nuovo libro edito da Rubbettino, sotto gli auspici della Fondazione Magna Carta, in uscita il prossimo 6 marzo (per maggiori informazioni, clicca qui)

 

Prefazione

 

Questo volume raccoglie analisi e interventi pubblicati dalla Fondazione Magna Carta negli anni che vanno dal 2002 ad oggi. Con l’aggiunta del discorso pronunziato da Papa Benedetto XVI a Ratisbona: una sorta di ideale centro di gravità, che aiuta a ordinare in sequenza sia gli scritti che lo precedono che quelli che lo seguono. All’origine di questa antologia ci sono un’immagine e una frase. L’immagine è quella di un pianista che, nel bel mezzo di una strada parigina, suona le note immortali di Imagine di John Lennon il giorno dopo la strage del Bataclan. La frase è quella che si ascolta immancabilmente, quasi fosse un ritornello, all’indomani di ogni attacco jihadista, soprattutto quando ad essere colpita è una città europea: «Non dobbiamo dargliela vinta, non dobbiamo cambiare il nostro stile di vita». Quell’immagine ci è rimasta negli occhi; quelle parole ci risuonano nella testa. E allora ci siamo chiesti: di fronte alla tragedia che si sta consumando sotto il nostro sguardo è possibile arrendersi e accettare, come risposta del senso comune, un’oleografia sempre più stanca e un’analisi di impressionante banalità? Di qui la scelta di ripercorrere la trama dei tentativi di comprensione che sono stati compiuti nel tempo e che nel tempo hanno sfidato il politicamente corretto quando non proprio la derisione e addirittura l’accusa di voler fomentare un conflitto che qualcuno ancora oggi, persino oggi, continua a negare. Gli interventi raccolti in questo volume si fondano su una convinzione, declinata con argomenti e sensibilità differenti da ciascun autore, eppure coralmente condivisa: l’esistenza di un nesso tra lo scontro che oppone il terrorismo islamico all’Oc- 6 cidente e la crisi di valori che ha colpito l’Occidente medesimo. Assunta questa premessa, appare evidente che la difesa del nostro “stile di vita” non può fermarsi a rivendicazioni superficiali come quella della “libertà di aperitivo” e deve obbligatoriamente addentrarsi in un ambito più serio e profondo, che arriva a coinvolgere le nostre radici cristiane. Forse è stata proprio l’incapacità di affrontare questo scavo in profondità e di accettarne le conseguenze a determinare una diffusa inconsapevolezza di ciò che stava accadendo. E, purtroppo, la drammatica realtà degli ultimi quindici anni si è incaricata di smentire coloro che ritenevano che il conflitto potesse essere progressivamente attutito, e infine assorbito, dalla diffusione e dall’ampliamento dell’area del benessere. Noi, invece, siamo convinti che solo a partire dal nesso tra l’offensiva jihadista e la crisi dell’Occidente possano essere analizzate e comprese le fratture più profonde del Ventunesimo secolo. Soltanto attraverso questa chiave interpretativa si possono mettere in correlazione, ad esempio, un’ondata migratoria di dimensioni mai viste e la denatalità crescente che sta inaridendo l’Europa; la progressiva insostenibilità del welfare in molti Paesi del Vecchio Continente e il tentativo di utilizzare i migranti come massa di ricambio e sostituzione; l’illusione che tali fenomeni possano essere governati a livello degli Stati nazionali e la sostanziale indisponibilità a varare politiche comuni, in particolare rispetto alla difesa dei confini europei: circostanza, quest’ultima, che ha consolidato la percezione dell’Europa come una costruzione inutile se non dannosa. Gli interventi qui raccolti riconnettono tutti questi temi e provano a tessere una trama. Essi, tuttavia, non hanno una pretesa di esaustività, di organicità e neppure di coerenza. Né del resto potrebbero averla. Non solo perché sono opera di persone con convinzioni, competenze e interessi diversi. Ancor più perché, risalendo lungo il quindicennio che va dal 2001 al 2016, si collocano in tempi differenti e riflettono una realtà geopolitica in costante evoluzione. Eppure, leggendo gli scritti in sequenza, si percepisce in profondità un fondamento comune; un filo rosso che lega le diverse Prefazione 7 riflessioni, nonostante il loro riferirsi a fasi e aspetti eterogenei di un periodo storico dannatamente complesso. Questa è l’impressione che ha guidato i curatori nella selezione degli interventi da antologizzare. Scopo del presente lavoro è ricostruire la continuità di un percorso di riflessione al quale in tanti, in tempi diversi, hanno contribuito con il loro originale apporto. Tale scelta è stata compiuta non solo per rivendicare una ragione che, purtroppo, la storia si sta incaricando di attribuirci, ma anche e soprattutto per stabilire una base analitica il più possibile solida dalla quale partire per assumere, a livello di legislazione e di governo, le scelte più idonee a tempi che si profilano non meno difficili di quelli che da ultimo abbiamo vissuto.

Gaetano Quagliariello, Andrea Spiri