23 Novembre 2012   •  News

La riforma della legge elettorale: un impegno per i moderati

Redazione

A ridosso delle oramai prossime consultazioni politiche, e a conclusione degli incontri che hanno caratterizzato l’intenso programma culturale del 2012, nella giornata di ieri primo dicembre l’associazione Magna Carta Verona – Scipione Maffei, presieduta dall’avvocato Stefano Casali, ha dato vita ad un quanto mai attuale e vivace dibattito sulla discussa riforma della legge elettorale.

Illustri protagonisti di questo atteso dibattito sono stati il Senatore Gaetano Quagliariello, Presidente onorario della Fondazione Magna Carta, il Sindaco di Verona Flavio Tosi ed il Professore Giuseppe de Vergottini che in apertura dei lavori ha evidenziato come l’Italia si stia confrontando, da tempo, con fenomeni di legislazione emergenziale – lontani dalla sempre auspicata progettualità dell’azione di governo – nel tentativo di porre rimedio ai diversi e molteplici accadimenti che, negli ultimi mesi, hanno minato al patrimonio paesaggistico-ambientale, al benessere economico e sociale dell’Italia. Tale infinita, e spesso drammatica, “rincorsa degli eventi” ha quindi determinato – come chiaramente evidenziato dall’analisi del Prof. de Vergottini – un sempre maggiore ricorso alla decretazione d’urgenza e all’utilizzo del voto di fiducia giungendo, da ultimo, ad inverarsi persino in un ampliamento delle prerogative del Garante per eccellenza del sistema costituzionale; di qui l’assunzione, per certi versi obbligata, da parte della Presidenza della Repubblica di un ruolo sostanzialmente parificabile a quello di un organo di co-governo.

Di fronte a questa profonda incertezza e precarietà degli equilibri politici ed istituzionali è quindi da ultimo riemersa la necessità di un ripensamento della legge elettorale. Opportunità questa figlia, da un lato, della coscienza della centralità del sistema elettorale nella definizione degli assetti di ogni forma di governo e, dall’altro, della consapevolezza – efficacemente chiarita dal Senatore Quagliariello – che la legge elettorale non possa essere caricata di eccessive responsabilità essendo, nonostante tutto, «un fatto empirico ed approssimativo, uno strumento capace di trasformare i voti in seggi e, quindi, non un articolo di fede». Intervistato nel merito, il Presidente onorario di Magna Carta ha individuato un aspetto particolarmente delicato e significativo nella “contrattazione politica” di queste ore: la questione inerente al premio di maggioranza. In ordine a tale cardinale tematica il pensiero espresso dal Senatore si sviluppa a partire da una lucida – e certamente condivisibile – osservazione della realtà politica sintetizzabile nell’attuale inadeguatezza della legge elettorale, incapace oggi di interpretare il mutato equilibrio fra i differenti attori politici. In particolare, secondo Quagliariello «oggi le vecchie coalizioni sono state disarticolate dalla crisi e, piuttosto che tendere al 50% dei voti espressi come accadeva in passato, tendono a regredire verso il 30%; alla luce di tale dato oggettivo il premio rischia quindi di essere eccessivamente elevato. Per questo l’attuale progetto di legge prevede che il premio di governabilità scatti ove le coalizioni superino il 40%; al di sotto quella soglia non si può parlare di premio di governabilità ma, al più, di aggregazione e questo deve necessariamente essere molto più limitato».

Proprio in ragione di tale attuale ed evidente inadeguatezza – frutto di una crisi economica nata oltreoceano, giunta a colpire un’Europa certamente non pronta nelle sue ancor giovani istituzioni e così forte provocare una crisi nel bipolarismo sperimentale italiano – il Presidente della Fondazione Magna Carta ha, da ultimo, rivelato la sussistenza di un’attuale convergenza delle forze politiche, presenti in Parlamento, attorno ad una condivisa necessità di una riforma elettorale che sia in grado di arginare la crescente disaffezione dei cittadini nei confronti della politica. In linea di continuità col pensiero degli altri relatori, il Sindaco Tosi ha quindi posto l’accento sulla necessità che la prossima auspicata riforma restituisca centralità al sistema delle preferenze espresse dai cittadini che – nonostante i rischi fisiologici di un sistema impostato in tal senso, resi manifesti da non lontani accadimenti di cronaca politica – è atto a garantire, oltre alla governabilità ed al controllo sull’operato degli eletti, una maggiore partecipazione dell’elettorato alla vita politica del Paese. A conclusione del vivace dibattito sorto intorno all’attuale questione elettorale, l’occasione di incontro promossa dalla sezione scaligera della Fondazione Magna Carta si è conclusa con un appello ed un auspicio dei relatori affinché tutti i moderati si mostrino compatti nello sforzo che, tendendo a reinventare un vero bipolarismo, scongiuri il rischio che l’unico bipolarismo possibile sia quello che sta maturando all’interno di una sinistra che, all’indomani della chiusura delle sue primarie, possa approfittare dell’attuale vulnus del sistema elettorale – riconosciuto dalla Corte Costituzionale nella sentenza sul c.d. Porcellum – garantendosi un vantaggio tale da interrompere una tradizione che, ad oggi, ha sempre visto i moderati protagonisti dei momenti più significativi della storia del Paese.