TrumPresidente! La nuova America

A cura di Roberto Santoro. Introduzione di Eugenia Roccella

Gli altri non ci possono credere, noi ci abbiamo sempre creduto: Donald Trump è il nuovo presidente degli Stati Uniti. Ci abbiamo creduto fin dall’inizio, cioè da quando gli antitrumpisti di casa nostra dicevano che il Don era una causa persa. Ci abbiamo creduto quando dicevano che i repubblicani lo avrebbero fermato alle primarie, Ted Cruz, Marco Rubio, sconfitti uno alla volta. Vince Trump, e adesso al Congresso (i Repubblicani conquistano anche quello) gli alti alti papaveri del partito dovranno andare a Canossa dal presidente, pena un altro conflitto senza precedenti.

Come con Brexit, perde l’establishment, perdono i grandi media e i giornaloni schierati con l’establishment, perde il New York Times che aveva fatto endorsement per Hillary, e le borse che dovevano andare nel panico invece festeggiano. Perdono i Democratici, che di questo complesso politico-economico-mediatico erano i grandi sponsor. Affondati. Hillary va molto peggio di Obama, sia quello del 2008 che del 2012. Avevamo scritto anche questo, nell’ultimo scorcio di campagna elettorale, la Clinton era sulla difensiva, aveva solcato il Midwest per assicurarsi il voto dell’elettorato bianco e arrabbiato, anche democratico, che ha perso il lavoro, in quella parte dell’America sprofondata nella dark side della globalizzazione.

Ma questa gente ha scelto Trump, contro la ristrutturazione del capitalismo finanziario, contro l’immigrazione incontrollata che la globalizzazione si porta dietro, con relativo lavoro nero, impoverimento delle classi medie e popolari. Clinton non è riuscita a sfondare neppure nell’elettorato femminile e giovanile, neppure tra gli afroamericani, che non sono andati a votare e che dovevano essere le sue costituencies più sicure.

Dunque Clinton KO, Obama KO, con la sua politica estera fallimentare e l’Obamacare. Adesso festeggiamo Trump, ma non solo. Il vero ringraziamento lo teniamo per ultimo. Perché è uno dei più importanti. Grazie WikiLeaks, grazie ai tanti che su Internet hanno scoperchiato l’arroganza del partito clintoniano, facendogliela pagare cara. Se non fosse stato per il popolo del web non avremmo mai saputo tante cose sulla Clinton e il suo entourage marcio e corrotto, cose che hanno reso la candidata democratica sempre più debole e screditata.

 

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24 febbraio 2017   •