12 Novembre 2008  

Blair vuole restare al centro del mondo ma somiglia a Mr. Bean

Redazione

Tony Blair ha deciso di stupire il mondo dimostrando con una lunga intervista… di non capire nulla della missione che il “quartetto” gli ha affidato in Medio oriente. Ormai è un anno che l’ex premier britannico fa la spola tra la lussuosissima –e costosissima- suite all’hotel American Colony di Gerusalemme e le sedi delle sue pacatissime conferenze (150.000 di dollari a performance, pare), ma ancora non ha afferrato neanche una parvenza di comprensione della natura del conflitto.

Due i capisaldi del suo ragionamento –tolti i fronzoli dovuti alla sicura fede nelle capacità di Barack Obama di occuparsi da subito della crisi israelo-palestinese. Tutti e due sbagliati, sbagliatissimi, addirittura sconfortanti. Il primo :” “tutti i fronti aperti sono influenzati dalla questione israelo palestinese; Iraq, Iran, Afghanistan sono facce dello stesso problema: il rapporto tra Islam e Occidente”. Quest’ultima affermazione potrebbe anche essere corretta, ma subito Blair si incarica di dimostrare che non ha la minima idea di quale sia il nodo di questo rapporto in crisi. La sua visione, banale, meccanicista, datata, miserella, è che questo rapporto sia essenzialmente di natura economica, di sviluppo, di progresso. Robetta da anni cinquanta. Il nodo tra Islam e Occidente è semplicemente dato dal rifiuto da parte dell’Islam fondamentalista dei valori fondanti la civiltà occidentale. Rifiuto che si manifesta in modo assolutamente differenziato in Palestina, Iran, Afghanistan e Iraq. Ma soprattutto che porta in una direzione assolutamente opposta a quella indicata da Blair: se infatti fosse siglato un accordo per la creazione dello Stato palestinese a fianco dello Stato israeliano, la conseguenza immediata sarebbe una accelerazione parossistica della crisi e del potenziale bellico in Iran, Afghanistan, e Iraq.

La ragione è semplice: le forze fondamentaliste in questi paesi, che sono pienamente rappresentate dal governo della Repubblica Islamica dell’Iran non possono –ripetiamo, non possono- accettare il riconoscimento del diritto all’esistenza dello Stato di Israele se non smentendo le fondamenta della loro visione dell’Islam. Qui si arriva  al secondo caposaldo del ragionamento di Blair: “Hamas sa che c’è una linea rossa, il riconoscimento dello Stato d’Israele. Non può esserci unità tra i palestinesi senza una posizione unitaria e per la soluzione del problema sono necessari due Stati. Alla fine i dirigenti di Gaza concorderanno”. Qui è il punto, i dirigenti di Gaza (Hamas) non concorderanno mai sul riconoscimento dello Stato di Israele, esattamente come non lo farà mai la dirigenza iraniana per la semplice ragione che “la Palestina (Israele inclusa naturalmente) è un lascito eterno –waqf- di Allah al popolo dell’Islam sino al Giudizio Universale: nessun uomo, nessun capo di Stato, nessun partito, nessun movimento ne può disporre”. Questo è scritto nello statuto di Hamas, questo è il credo di Khomeini, questa è la ragione per cui Ahmadinejad –in maniera aggressiva- così come Khatami –in maniera più consona alle orecchie occidentali- hanno sempre rifiutato e sempre rifiuteranno qualsiasi riconoscimento dello Stato di Israele.

Per la loro concezione dell’Islam questo sarebbe un atto blasfemo, inconcepibile. Non a caso, parlano di una  hudna, concetto politico che non si traduce affatto con “tregua” –come si fa sui media occidentali- ma “cessate il fuoco per riprendere con più forza la battaglia e sconfiggere il nemico”. Esattamente come fece Maometto nel 628 a Hudaybiyya siglando una tregua decennale con gli eserciti dei “politeisti” della Mecca, salvo poi violarla e –migliorati i rapporti di forza- conquistare la città con le sue armate due anni dopo. Ma Blair continua non solo a non leggere lo Statuto di Hamas, ma neanche tenta di capire quale ragione abbia sinora impedito –anche solo per puro machiavellismo- ai dirigenti di Hamas ad accettare l’esistenza di Israele, atto che nel 2005 poteva essere anche puramente verbale, che avrebbe loro portato solo enormi vantaggi politici, diplomatici e economici e che avrebbe potuto permettere loro di riprendere l’Intifada contro Israele con una enorme forza accumulata. Ma Blair non capisce nulla di Islam, esattamente come Solana, o, più probabilmente, fa finta di non capire nulla dell’Islam. Si esibisce così nello stucchevole progetto di grandi aiuti economici e umanitari da offrire ad Hamas per risolvere la crisi umanitaria di Gaza che sarebbero determinanti per fare loro cambiare idea sul punto più sacro del loro stesso esistere come movimento, che lega la “necessità” di distruggere Israele al Giudizio Universale.

 Ma forse, non è così. Probabilmente Blair ha ben chiaro tutto questo, sa bene che Hamas non riconoscerà mai Israele e che altrettanto faranno Iran ed Hezbollah.

Ma ha un incarico prestigioso, occupa dieci stanze all’American Colony, ed è ancora al centro dei rapporti tra i Grandi.

 Tanto gli basta.Un Blair, piccolo piccolo, un mister Bean qualsiasi

(Tratto da L’Occidentale)