27 Febbraio 2007  

La forza dell’antiberlusconismo

Redazione

 

Con molte difficoltà, Prodi in questi pochi mesi è riuscito a portare avanti la carretta dei suoi più variegati alleati, al primo ostacolo forte però, dopo la lettura in Senato della risoluzione di D’Alema riguardante la posizione ed il ruolo che l’Italia dovrà assumere sullo scacchiere mondiale, crolla come un palazzo senza fondamenta. Questa è la risposta più palese a coloro che fin dall’insediamento di questo governo a voce alta e presuntuosa avevano dato adito a convinzioni di compattezza e solidità, scommettendo sulla sicura durevolezza di Prodi & Co. fino a scadenza mandato. Il Presidente della Repubblica Napolitano fino ad ora abile nell’esercitare il ruolo delle sue funzioni in modo corretto, dopo l’incontro con i leader dei partiti del centro-sinistra e del centro-destra ha deciso di proporre un Prodi bis che però dovrà varare la non facile fiducia in Senato. Ci si domanda se non fosse stato più opportuno formare un governo tecnico-istituzionale che garantisse al paese il regolare proseguo delle sue attività, dei suoi normali iter, fino a data da prefissare per nuove consultazioni elettorali. In tempo rapido naturalmente. Romano Prodi dopo il colloquio col Capo dello Stato ha assicurato uno slancio rinnovato di una coalizione coesa, ma di coeso non c’è molto.

Il centro-sinistra è solamente alla ricerca forsennata di qualche Senatore. Lo scopo? Accattonare qualche voto in più per l’augurata fiducia. E’ semplice, si lavora col pallottoliere in mano: si conteggiano i voti sicuri di alcuni senatori a vita (Ciampi, Montalcini, Colombo, Scalfaro) quelli incerti (Andreotti e Pininfarina) quelli contrari (Cossiga). Si cerca di far rientrare a votare, almeno solo per la “nuova fiducia”, i dissidenti Rossi e Turigliatto, che in questi giorni, le hanno prese con le parole e con i fatti (altro che fantomatica pace!) ma che già sono indirizzati (se Prodi otterrà la fiducia) ad un no netto sulla questione Afghanistan, delicato tema dove esprimeranno i loro sicuri voti contrari il Senatore Bulgarelli e la Senatrice Rame già da tempo espressi a riguardo. Per non parlare poi dell’italo-argentino Pallaro (eletto all’estero) orientato prima sul sì, ora sul no. Insomma, un vero caos, un vero inferno, altro che stabilità di governo. Con l’approdo di Marco Follini, (finalmente ha ufficializzato il suo orientamento verso sinistra dopo esser arrivato ai “ferri corti” con i suoi vecchi colleghi di partito a causa del suo strano e sbalorditivo modo di concepire la politica), si è definito, salvo sorprese, un quadro indiscutibilmente fragile di questa presunta maggioranza che senza pudore politico è disposta a tutto, anche ad offrire una poltrona da ministro al senatore. De Gregorio (ex Idv), in cambio naturalmente del suo sì. Corteggiati ad oltranza pure i siciliani del movimento per le autonomie, a cui paradossalmente negarono il Ponte sullo stretto, pratica perlomeno avviata dal passato governo Berlusconi.

Il centro-sinistra al potere, oggi, non ha futuro, non ha proposte tese ad una vera politica concorde di coalizione. Bisogna avere la lealtà politica, il dovere morale che tutti “sventolano” ma pochi praticano, la saggezza di veri uomini di Stato. Non si può legiferare con i voti dei senatori a vita; essi nell’esprimersi sono legittimati dalla Costituzione, ma nulla li investe dal ruolo di essere “partito riserva” di una coalizione. Documenti importanti come la finanziaria, vanno deliberati da chi siede in Parlamento per volere popolare. Questo esecutivo si può vantare di aver raggiunto questo primato negativo come mai nella storia della Repubblica italiana era accaduto: governare grazie ai senatori a vita. A questo si aggiunge anche quello che tutti attribuirebbero ad un governo andreottiano o da prima Repubblica: il più alto numero di ministri e sottosegretari, consulenti e… chi più ne ha più ne metta (tanto in quest’armata Brancaleone tutto è capitato). Volendo ipotizzare che l’antiberlusconismo acuto (l’unico punto che li accomuna) di cui soffre la sinistra italiana, dia il via ad un’altra maggioranza guidata dall’ex Presidente dell’Iri, non si può non pensare che in tempi in cui si discuterà di Dico, pensioni e Afghanistan, l’Unione ancora una volta si spaccherà come un puzzle unito in malo modo. Forse, anche fra coloro che avevano votato questo governo pregano per il no al professore. Il prezzo di quelle x che hanno contrassegnato il sole che ride, quella falce e quel martello, quella rosa nel pugno, quella margherita, quell’arcobaleno e tanto altro di più fantasioso ancora, lo stanno pagando sulla propria pelle, con i ticket sanitari, con l’aumento del bollo auto, con le liberalizzazioni, con i tagli alle università… Benzinai, avvocati, farmacisti, vigili del fuoco, ricercatori, impiegati, disoccupati, giovani, donne, anziani. Erano più di 2.000.000 quel giorno a Roma a manifestare contro l’Unione: lo scempio al paese aveva avuto inizio, speriamo non possa continuare…