24 Novembre 2011   •  News

La Winter School 2011, diario di un weekend di formazione politica

Redazione

14 gennaio 2011

Al via la scuola invernale di Magna Carta: i veri protagonisti sono i giovani

Uno splendido sole e sullo sfondo le montagne innevate, orgoglio dell’Abruzzo. E’ questa la cornice che ha accolto i ragazzi della seconda edizione della Winter School, organizzata dall’Associazione Magna Carta Abruzzo, sotto l’egida della Fondazione Magna Carta. Da oggi per tre giorni, Celano si trasformerà in un laboratorio di idee, di confronti, di dibattiti e di approfondimenti sui temi importanti e sulle sfide che il Paese dovrà affrontare. I protagonisti assoluti sono i giovani, la classe dirigente del domani, che di fronte ad un mondo che cambia e che diventa sempre più competitivo, ha il compito di formarsi e di prepararsi.

Proprio questo è l’obiettivo della Winter School, che per questa edizione ha scelto un titolo significativo: “Lo Stato che cambia e le sfide del presente: merito e sussidiarietà”. Quasi una parola d’ordine, un manifesto programmatico per le giovani generazioni, che hanno avuto l’opportunità di ascoltare interlocutori prestigiosi e attenti.

A cominciare da Giuliano Cazzola, vicepresidente della Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati. A lui il compito di aprire le sessioni di lavoro, a lui il compito di entrare immediatamente nel vivo degli argomenti: la società è cambiata, presenta sempre nuove sfide che non possono essere ignorate. Accade in tutti i contesti, e il mondo del lavoro non ne può essere immune. Ed è stato proprio questo il tema centrale del suo intervento: il diritto del lavoro nell’era della globalizzazione. “La globalizzazione c’è ed è difficile tornare indietro – ha spiegato Cazzola – e personalmente sono convinto che rappresenti una grande opportunità”, aggiungendo la considerazione che il problema può essere rappresentato dal difetto di globalizzazione e non dall’eccesso. “Un mondo di mercati integrati porta benefici: ha liberato centinaia di miliardi di persone dalla fame e dalla miseria e soprattutto ha rappresentato un fattore importante di diffusione della democrazia”, è la sua analisi. Dati alla mano, Cazzola ha ricordato come nei paesi in via di sviluppo globalizzazione ha significato anche maggiore speranza di vita, di minore mortalità infantile e di alfabetizzazione. “Si sono allargati i confini del benessere a favore delle popolazioni più svantaggiate, ma tale progresso – ha continuato  – è andato anche a beneficio dei paesi a più alto reddito, perché un mercato più ampio e con maggiori disponibilità rappresenta un vantaggio per tutti”.

E parlando di mercati globali, di sfide competitive, il discorso non poteva non cadere sulla questione dello stabilimento Fiat di Mirafiori. Per Cazzola quello che si sta producendo è uno strappo che va recuperato, pur nella consapevolezza, citando le parole del ministro Tremonti, che non ci possono essere diritti perfetti e fabbriche perfette. Quello che si sta producendo sul caso Fiat è un modo del tutto nuovo di considerare le politiche industriali.

Una riflessione imprescindibile per Cazzola è che sono le questioni economiche il vero motore dei cambiamenti sociali e politici. Un motivo ricorrente tra i relatori, perché in questo momento la priorità è di carattere economico e impone di uscire dalla crisi, di tornare a livelli di crescita accettabili e di costruire un futuro per i giovani. “Il problema – conclude Cazzola – è che da parte di alcuni centri di potere, c’è una resistenza verso questi cambiamenti, perché vi è un qualche interesse a mantenere la situazione immobile”.

E dalla questione del lavoro ad un’altra altrettanto decisiva: la riforma federalista. A spiegarne risvolti e conseguenze è stato Luca Antonini, presidente della Commissione per l’Attuazione del Federalismo che significativamente ha voluto intitolare il suo intervento: “La verità sul federalismo fiscale”. Verità perché, come ha sottolineato, “c’è una fortissima disinformazione su questo tema, che in realtà si può tradurre in un processo di razionalizzazione della spesa pubblica”.

Per Antonini il federalismo fiscale rappresenta una delle riforme più importanti della legislatura che consentirà di superare tutte le incongruenze attuali”. In maniera molto chiara il fulcro della riforma ruota attorno a tre parole: vedo, pago, voto. “Il cittadino deve poter vedere come vengono spesi i soldi pubblici – spiega Antonini – , su questi presupposti pagare le tasse e di conseguenza esprimere il suo voto. Oggi purtroppo non funziona così. Il cittadino paga, ma non ha modo di verificare i bilanci, non c’è trasparenza, il sistema fiscale è complicato e farraginoso. La conseguenza più grave è che il voto avviene al buio e spesso si mandano via bravi amministratori, che hanno il coraggio di intraprendere politiche apparentemente impopolari, confermando la fiducia a cattivi amministratori, forti di maggioranze bulgare e capaci solo di provocare disastri”. Una deriva che può e deve essere fermata. Soprattutto per riportare equilibrio nel Paese. In Italia si è prodotto un divario tra il nord e il sud che non ha paragoni e un aspetto fondamentale di questa incongruenza è rappresentato dalla spesa pubblica, diventata del tutto irrazionale.

“Nel 2001 abbiamo avuto la riforma del Titolo V della Costituzione – continua Antonini – che ha avuto solo l’effetto di aumentare le divergenze. Il federalismo contabile, ad esempio, ha provocato una totale deresponsabilizzazione delle istituzioni locali. Una riforma necessaria, invece, deve portare nuova consapevolezza della democrazia e concentrarsi sulla lotta agli sprechi”.

Strettamente connesso al tema affrontato da Luca Antonini, l’intervento di Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, che ha approfondito l’argomento della Riforma del fisco in Italia. Una riforma altrettanto urgente e necessaria, perché oggi il sistema si presenta estremamente complicato e soprattutto non trasparente. “E’ un sistema creato quaranta anni fa –ha sottolineato – e risulta ormai appesantito, carico di sovrapposizioni e non più rispondente al dettato costituzionale”. Ma in particolare, presenta una grave criticità: ha un costo elevatissimo. “Per questo – ha spiegato Befera – la riforma vuole trasformarsi in un processo di semplificazione e, dove è possibile, di riduzione delle imposte”. In questo senso evidenziando quattro aree di intervento: la prima è l’evasione; quindi l’erosione, le sovrapposizioni e, infine, l’analisi della spesa pubblica.

E dopo i “tecnici”, non sono mancati gli interventi politici. Su tutti, il senatore Filippo Piccone, coordinatore regionale del Pdl in Abruzzo, ma in questo contesto soprattutto sindaco di Celano. Visibilmente soddisfatto per l’andamento dei lavori, ci tiene a sottolineare che quelli trattati sono i grandi temi, quelli che fanno grande la politica e che, come, ripete più volte, fanno scattare quella scintilla nei giovani, che alimenta la fiamma della vera passione. “Sono orgoglioso di poter offrire a questi ragazzi una grande opportunità – ha affermato Piccone -. Un’opportunità che noi non abbiamo avuto. Parlare di temi come il federalismo, le riforme, il diritto del lavoro, i grandi temi sociali, permette ai giovani di avvicinarsi alla politica dalla via giusta, quella che li può appassionare e che non è certo la politica dei piccoli interessi con la quale purtroppo noi abbiamo dovuto spesso confrontarci. Qui, invece, stiamo investendo sul futuro dei giovani, gli offriamo la possibilità di cambiare prospettiva”. A confermarlo le parole decise del ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, che ha posto sul tappeto la questione delle questioni: quella giovanile. “Le nuove generazioni sono quelle su cui la crisi attuale sta impattando nella maniera più forte e drammatica. Per questo è urgente procedere alle riforme strutturali di cui il Paese ha bisogno”. E’ un vero e proprio grido d’allarme quello del ministro, che se da un lato chiama in campo chi ha la responsabilità di governare, dall’altro scuote i giovani. A loro la Meloni ha chiesto di essere umili e di avere il coraggio di seguire la propria strada e le proprie passioni, anche quando ciò può comportare sacrifici e rinunce. “Dobbiamo avere dei modelli e riscoprire i nostri eroi nazionali – ha aggiunto -, imparare a rispettare coloro che hanno costruito l’Italia, con passione, senza inseguire falsi miti”.

E sempre sui giovani si è concentrato uno degli interventi più attesi della prima giornata della Winter School, quello di Roger Abravanel, che ha presentato il suo ultimo libro “Le Regole”, un manuale prezioso in cui lancia ai giovani una provocazione importante: imparare a ragionare con la propria testa. Anche per Abravanel le grandi questioni politiche sono strettamente connesse alle trasformazioni economiche. E oggi l’economia italiana è in una situazione di stallo, “siamo – sono le sue parole – il grande malato d’Europa”. L’imperativo, pertanto, è invertire questa tendenza, fermare il processo di impoverimento e far tornare l’economia a crescere. “Siamo in una fase di grave crisi che viene da  lontano – spiega Abravanel – e molti sono convinti che per uscirne è necessario seguire il modello tedesco, concentrarsi sulla politica industriale e ridare slancio all’esportazione. E’ una visione parziale, perché l’economia non si esaurisce nel settore industriale”. Per Abravanel è un’altra la molla, la leva da spingere per far ripartire il paese: i servizi. E’ lì che è custodita la potenzialità occupazionale e ignorarlo significa non accettare l’evoluzione della società. “Siamo in ritardo di almeno un secolo – è la sua analisi -, perché già da un secolo l’economia è andata oltre l’industria per concentrarsi nei servizi. E in questo settore le regole sono fondamentali”. Spazza il campo dalle discussioni inutili Abravanel, tra chi discute se in Italia ci siano troppe regole o troppo poche. “Il problema non è di quantità – spiega- ma di qualità. Bisogna avere regole giuste e farle rispettare, è questa l’essenza del futuro dell’economia perché non si può competere evadendo le regole”.

Tutto si riconduce ad un “circolo virtuoso”, dunque, che si gioca tra chi ha il compito di elaborare regole giuste e cosa è necessario per farle nascere. E la risposta è un nuovo modello di società che abbia presupposti precisi: un’educazione civica dei cittadini; media autonomi; controllori autorevoli; una giustizia civile rapida e certa.

 

15 gennaio 2011

Al centro della seconda giornata della Winter School tanti temi d’attualità

Seconda giornata di studio per la Winter School di Celano. E sul tappeto ancora temi di grande attualità. Protagonisti sempre loro, i giovani. Dinamici, attenti, così li ha descritti Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Pdl al Senato. La sua, rivolta ai giovani, è una riflessione tutta al positivo, che prende spunto dal ruolo del Pdl, portatore proprio tra i giovani di una cultura innovatrice e riformista.

“Lo abbiamo dimostrato mettendo al centro della nostra agenda politica temi importanti – ha sottolineato Gasparri – come i diritti delle persone, la famiglia, le questioni sociali, la dottrina sociale cattolica. E ancora, le regole del mercato del lavoro. Senza considerare che in questa prima parte della legislatura abbiamo posto le basi per un grande lavoro di riforma dello stato in senso federalista. Ora ci auguriamo di poter continuare e di portare a termine quanto iniziato”. Una responsabilità che le forze di governo e di maggioranza sentono forte, soprattutto per i giovani, che hanno guardato con fiducia al Pdl. “Del resto, il centrosinistra ha fatto qualcosa di molto grave: ha tradito le aspettative dei giovani, mostrandosi antiquato e arroccato su posizioni classiste. E la vicenda di Mirafiori è, sotto questo aspetto, emblematica”.

E da Mirafiori alle aule di tribunale, per affrontare un’altra grande distorsione che sta avvelenando il clima politico del Paese, la questione della giustizia. Un tema che è stato al centro di un interessante dibattito, animato dal direttore de l’Occidentale, Giancarlo Loquenzi, e che ha avuto come protagonisti Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario del Pdl al Senato. Loquenzi ha posto un interrogativo urgente e cioè come uscire dallo scontro tra poteri che investe il sistema giudiziario italiano. Con una riforma complessiva, è stata la risposta immediata, quasi scontata, di Gasparri. Peccato però, ha subito messo in evidenza il senatore del Pdl, che davanti alla necessità di procedere in questo senso, la sinistra abbia lavorato in senso opposto, impedendo una riforma che avrebbe avuto l’effetto di riequilibrare una situazione caratterizzata da uno strapotere della magistratura. E di rovesciamento delle regole ha parlato anche il senatore Quagliariello, per il quale oggi si assiste ad un fenomeno preoccupante, che vede il primato della legge sostituito dalle sentenze dei magistrati. “C’è una ragione storica alla base del potere forte della magistratura nel nostro Paese – ha spiegato Quagliariello – e risale al dopoguerra, quando per scelta fu lasciato ampio spazio alla magistratura. Il sistema però prevedeva due contrappesi, rappresentati dagli articoli 68 e 79 della Costituzione, relativi rispettivamente all’immunità dei rappresentanti del popolo e all’amnistia e all’indulto, prerogative del Parlamento. L’uso dissennato di questi privilegi negli anni ’80 ha indotto un ripensamento, che però ha finito col produrre una vera e propria deregolazione. Il problema oggi – ha continuato il senatore – è quello di ripristinare

l’equilibrio tra i poteri, tanto più che ad aggravare la situazione concorrono l’obbligatorietà dell’azione penale e la spettacolarizzazione del processo”. E dalla giustizia il discorso è scivolato naturalmente sulla situazione politica e sulla continuità del governo, che nonostante gli scossoni, interni ed esterni, ha retto dimostrando solidità e compattezza. “Siamo arrivati al governo in un momento di crisi epocale – ha ricordato Quagliariello – durante la quale abbiamo tenuto insieme il Paese, evitando pericolosi conflitti sociali. Questa è la nostra forza, mentre dall’altra parte non c’è una vera cultura di governo. Spetta pertanto a noi continuare a guidare il paese, trasferendo il nostro senso di responsabilità ai cittadini. Non pensiamo alle elezioni, il nostro obiettivo ora è rafforzarci, organizzarci come partito, soprattutto sul territorio”.

Un appello al quale ha risposto senza esitazioni il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi. Senza nascondere l’evidenza Chiodi ha affrontato immediatamente il problema: “Anche in Abruzzo – ha sottolineato – l’attuale governo di centrodestra ha ereditato una situazione difficile, caratterizzata da un debito pesantissimo. Tutto ciò ci ha impedito di programmare quegli investimenti, necessari per la nostra regione – ha spiegato Chiodi – e soprattutto ci ha messo di fronte ad una situazione inaccettabile: dover sottrarre quote di futuro ai giovani. Eppure il governo regionale è riuscito a lavorare bene, riducendo il debito di ben tredici punti percentuali. Questo significa che stiamo risanando l’Abruzzo, che nel giro di qualche anno torneremo ad essere una regione normale. Abbiamo affrontato il terremoto, abbiamo affrontato un crisi congiunturale. Ora abbiamo ricominciamo a correre e davanti a noi abbiamo traguardi importanti: le riforme, lo sviluppo. Ma soprattutto dobbiamo avere la forza di capire che il mondo è cambiato e deve cambiare anche il modo di fare politica”.

Un monito per i giovani, che hanno seguito con attenzione e partecipazione il dibattito, consapevoli di essere i principali protagonisti di quel cambiamento. E la loro risposta è stata un omaggio ad un simbolo di patriottismo e passione politica. I ragazzi infatti hanno scelto di intitolare questa edizione della Winter School a Goffredo Mameli. “Ha lottato fino alla morte per la libertà del nostro paese – hanno spiegato i ragazzi – infondendo in tutti l’orgoglio di essere italiani”.

La sessione mattutina  di studio si era aperta con un approfondimento sul federalismo. Un tema dibattuto in tutte le sue molteplici sfaccettature. Prima da Roberto Di Maria e poi da Giuseppe de Vergottini, costituzionalisti, il primo all’università di Enna, il secondo all’Università di Bologna. In una sintesi ideale, dal particolare al generale, dagli aspetti più tecnici a quelli di principio.

Interessante la riflessione stimolata da De Maria, che ha analizzato in particolare il rapporto tra federalismo e sussidiarietà. Ha insistito sull’aspetto funzionale del federalismo, De Maria, in quanto rappresenta proprio l’anello di congiunzione con il concetto di sussidiarietà che riguarda la distribuzione delle competenze istituzionali. Di qui il problema di come combinare le prerogative dello Stato centrale con il principio di sussidiarietà. Un dibattito molto attuale nel nostro Paese, in cui, come spiega De Maria, “stiamo assistendo ad una rielaborazione per superare la rigidità costituzionale e accogliere il principio per cui la sussidiarietà serve proprio a individuare la distribuzione delle competenze. In questo senso il federalismo non può fare a meno della sussidiarietà che rappresenta la possibile via per di scardinare la rigida suddivisione delle competenze, sotto la spinta della necessità, del fatto che diventa diritto”.

E dall’esame degli aspetti tecnici della questione, si è poi passati a quelli più generali: “Federalismo tra miti e realtà” è stato il tema dell’intervento di De Vergottini per il quale nonostante il federalismo “sia entrato nel dibattito politico e istituzionale, non è ancora stata fatta chiarezza su cosa si voglia intendere con questo concetto. Possiamo dire cosa è, in generale, il federalismo – ha affermato De Vergottini -. Più difficile chiarire cosa sia o possa essere il nostro federalismo”. Di qui una panorama storica, che iniziata dalle teorizzazioni del costituzionalismo europeo dell’ottocento è arrivata fino ai nostri giorni. Di strettissima attualità è il dibattito sulla riforma in senso federale della costituzione italiana. Un dibattito lungo e per lo più infruttuoso da cui, come ha ricordato De Vergottini, non è scaturita alcun a revisione formale. “L’ultima modifica del regime delle autonomia è quella del 2001- ha sottolineato De Vergottini – ed è stata seguita da vistosi interventi riparatori della Corte Costituzionale. In quella occasione è stato introdotto il criterio della assegnazione puntuale allo Stato delle competenze in vari settori di intervento, è stata disciplinata la competenza concorrente, si è previsto che rimangano alle Regioni le competenze residue. Ma il federalismo di cui si parla oggi si concretizza nella legge del 2009 per introdurre il federalismo fiscale”. Interessante anche l’analisi di Paolo Vigevano, amministratore delegato di Acquirente Unico Spa, che ha analizzato il rapporto tra Federalismo ed energia. Del resto, nell’ultimo decennio sono emerse alcune criticità rispetto alla nuova ripartizione di competenze tra Stato e Regioni e trasportando il discorso sul piano energetico, si può affermare che la libertà delle Regioni nel perseguimento di politiche energetiche differenziate in funzione delle caratteristiche del proprio territorio è coerente con i principi del federalismo, a condizione che tale libertà sia esercitata nel quadro di un coordinamento nazionale. “A differenza di altri Paese – ha sottolineato Vigevano – nel nostro ordinamento non è prevista una Camera del Parlamento rappresentativa degli interessi Regionali e locali e spesso le opposizioni locali a progetti di utilità nazionale non riguardano solo le infrastrutture energetiche ma le grandi opere in generale. L’Italia, infatti, è distante dai comportamenti virtuosi che si riscontrano in altri paesi europei”. Fondamentale, in tal senso, risulta una corretta informazione, che faccia sentire coinvolte le popolazioni interessate attraverso una corretta comunicazione delle startegie nazionali. “Infine – è la conclusione di Vigevano –  un aspetto fondamentale è quello della definizione di responsabilità: è necessario chiarire il più possibile chi prende le decisioni su cosa, e chi si assume la responsabilità finale per sbloccare eventuali situazioni di impasse”.

Si chiude quindi con un bilancio più che positivo anche questa seconda edizione della winter school, come testimoniano i racconti degli studenti. A cominciare da Davide, che ha espresso l’auspicio che l’esperienza e questa scuola “possano negli anni crescere e formare tanti ragazzi che come me hanno bisogno del sapere per poter cambiare qualcosa nella politica del futuro.

Ho apprezzato l’intervento di Roger Abravanel che mi ha aperto la mente e ha suscitato il mio interesse nell’approfondire lo studio dei suoi libri. In particolare l’analisi contenuta nel suo ultimo libro “Le Regole”. Condivido il fatto che sia fondamentale educare i cittadini al rispetto delle regole perché, come sostiene l’autore, è solo in questo modo che la società può crescere e trarne dei benefici. Quello con la Scuola di Formazione Politica – conclude Davide – per me diventerà un appuntamento fisso. Non solo, cercherò di coinvolgere tanti altri ragazzi che come me ne rimarranno realmente soddisfatti”.

“Partecipare a questo corso di formazione ha rappresentato per me un’occasione di crescita e di confronto – ha aggiunto Annaelsa -. Non sono purtroppo tante le occasioni per noi giovani di incontrarci e approfondire tematiche così attuali ed interressanti e soprattutto avere l’opportunità di ascoltare da vicino studiosi ed esperti e respirare un’aria politica di così alto profilo. Ho trovato molto coinvolgente l’intervento del ministro Meloni. Per me rappresenta un esempio: una donna così giovane ma così determinata e preparata e soprattutto che mi ha fatto sentire la politica come qualcosa di vivo e vicino a noi giovani. Mi impegnerò – ha assicurato – a seguire ancora altre edizioni della Scuola perché sono convinta che solo preparandoci adeguatamente noi giovani potremo rappresentare al meglio la nuova classe dirigente”. Anche per Germana è stata un’esperienza interessante “soprattutto per i temi affrontati, tutti di grande attualità. Abbiamo parlato di diritto del lavoro con uno dei massimi esperti al livello nazionale, Giuliano Cazzola, proprio mentre a Mirafiori si votava un referendum decisivo per il destino dei lavoratori della Fiat.

Lezione dopo lezione sono stati chiariti tanti dubbi e tanti pregiudizi che a volte a causa della cattiva informazione si consolidano nell’immaginario giovanile.

E stato bello il contatto diretto con personaggi che a volte ci sembrano lontani, come Maurizio Gasparri o il ministro Meloni: sentire dalla loro voce diretta qual è la situazione dell’Italia e le speranze per il futuro mi ha fatto sentire una cittadina più partecipe, facendomi sentire la responsabilità che un singolo può avere nei confronti della collettività”.

Tra gli interventi più apprezzati, quello del professor Luca Antonini, a proposito del federalismo fiscale, “perché – ha concluso Germana – ha spiegato chiaramente che cos’è e cosa il governo sta effettivamente facendo per portare l’Italia al passo degli altri paesi europei più sviluppati”.

 

16 gennaio 2010

La Winter School si è chiusa con un occhio rivolto al domani

Federalismo e il ministro Giorgia Meloni. Sono stati loro i più “votati” in assoluto della seconda edizione della Winter School. Non hanno avuto dubbi i ragazzi: sono stati l’entusiasmo e la determinazione del ministro della Gioventù e le lezioni sul tema del federalismo, in particolare quello fiscale, i momenti più ricordati di questa esperienza che si è conclusa ieri, nel migliore dei modi, con una giornata sulla neve, nella bella stazione di Ovindoli, tra slalom, sole e un’ottima polenta.

Insieme ai ragazzi, a raccogliere impressioni e a tracciare un bilancio finale, il vicepresidente vicario del Pdl al Senato e presidente onorario della Fondazione Magna Carta, Gaetano Quagliariello, il senatore Paolo Tancredi e i consiglieri regionali Federica Chiavaroli e Riccardo Chiavaroli.

Dopo una mattinata trascorsa sulle piste, è stato il momento del pranzo quello delle riflessioni finali e delle considerazioni. Che sono iniziate dal più giovane in assoluto tra gli studenti della Winter, Omar di appena 18 anni, ma con le idee ben chiare. “E’ stata un’esperienza molto formativa – ha affermato – soprattutto per il confronto con i politici, che per la prima volta mi sono apparsi in una veste completamente nuova”. Perché presenti non tra polemiche e discussioni lontane dalla quotidianità, ma con parole attente alla sensibilità e alle aspettative dei ragazzi.

“Abbiamo ricevuto stimoli, soprattutto culturali – ha aggiunto Omar, che nonostante la sua giovane età riveste già il ruolo di presidente degli studenti del Pdl – che ci hanno aiutato a confrontarci tra di noi. E posso dire che non è affatto vero che siamo distratti e staccati dalla politica. Ho conosciuti tanti ragazzi che come me sono impegnati, in politica ma anche nel sociale, nelle associazioni di volontariato, nei movimenti studenteschi. In tanti crediamo veramente in quello che facciamo e abbiamo voglia di cambiare. Per questo ho apprezzato il discorso del ministro Meloni, che ha dimostrato di avere fiducia in noi e nelle nostre possibilità”.

Dello stesso parere Paolo, per il quale il contatto diretto con i docenti e i politici intervenuti ha rappresentato un momento di crescita importante, al pari dello scambio con i giovani. “Abbiamo condiviso idee, esperienze. Credo che il ruolo della Fondazione Magna carta sia stato fondamentale in Italia, perchè ha posto le basi culturali del pensiero di centrodestra, senza complessi di inferiorità con altre cultura politiche. I temi politici, inoltre sono stati molto sentiti da noi ragazzi, anche per la ricorrenza dei 150 anni dell’unità d’Italia. Soprattutto il federalismo”.

“In un certo senso – ha poi aggiunto Massimo – l’esperienza della Winter School ci ha aiutato ad aumentare la nostra autostima. Dal confronto continuo con gli altri, con i relatori, con i politici ci siamo trovati a confrontiamo realmente anche noi stessi, con la nostra preparazione, con le nostre idee e questo ci aiuta a comprendere meglio la nostra sensibilità politica e culturale, le nostre potenzialità. Tutto diventa più reale e anche temi che ci sono sempre sembrati distanti, sono diventati più semplici da capire. Ho apprezzato molto le analisi di De Vergottini e Antonini che hanno affrontato, seppur da angolature diverse, il tema del federalismo”.

“Tanti dei temi dibattuti in questi giorni – ha confermato Daniela – per noi sono rimasti fino a ieri confinati nei titoli dei quotidiani o nei servizi dei telegiornali. Invece si tratta di tematiche che entrano nella nostra vita di tutti i giorni, senza che nemmeno ce ne rendiamo conto. Credo che grazie alla Winter sarò una cittadina più consapevole e guarderò la politica con occhi diversi perchè mi sembrerà meno distante e complessa”. Giudizi entusiasti, quindi dai ragazzi e in qualcuno, anzi, il rammarico di aver avuto poco tempo per approfondire alcune tematiche, per discuterne meglio con il vicino di corso o per rivolgere una domanda in più ai docenti. “Queste tre giornate sono trascorse troppo in fretta – è il commento di Arcangelo – e forse non abbiamo avuto abbastanza tempo per confrontarci meglio tra di noi. Anche perchè abbiamo ricevuto spunti davvero interessanti. Ho apprezzato le parole del presidente Chiodi, che ha spronato la nostra regione a guardare al futuro con ottimismo, nonostante le grandi difficoltà che ha affrontato e che ancora dovrà affrontare. Ma abbiamo imparato che i risultati si ottengono solo con il duro lavoro. Per questo siamo pronti a impegnarci, già da oggi. Per preparare il nostro domani”.