02 Marzo 2011   •  News

Le domande della Scuola di Biopolitica

Redazione

Nata per affrontare le sfide del XXI secolo, per discutere e interrogarsi sul futuro della società odierna e su quello che verrà lasciato alle nuove generazioni, la Scuola di Biopolitica vuole essere un luogo da cui ripartire per “ricostruire se stessi” e ricominciare più consapevoli a costruire il domani. La scuola, ideata e organizzata dalla fondazione Magna Carta, ha visto, alla sua prima edizione, filosofi, avvocati, politici e medici di ogni convinzione e credo, alternarsi in un lungo ed intenso filo di ragionamenti, considerazioni e riflessioni su aborto, eutanasia, fecondazione assistita ed eugenetica. Un insieme di cultura, sapere scientifico e pensiero filosofico ha cercato di affrontare, in profondità, quei temi che risultano ancora oggi difficili da analizzare.

Primo argomento affrontato, un caso che è rimasto nella memoria di tutti, lasciando un segno indelebile nelle coscienze ed un’infinità d’interrogativi nella società, il caso Englaro. A due anni dalla morte di Eluana, quasi a volerle rendere un tributo, nasce una scuola che, come primo punto, vuole parlare a fondo ed a lungo delle vicende che hanno portato alla morte della giovane donna. Così in un bellissimo e appassionante dibattito si alternano in cattedra Francesco D’Agostino, Alessandra Battaglia, Eugenia Roccella e Raffaele Calabrò autore dell’omonimo testo di legge sulla Dichiarazione Anticipata di Trattamento (DAT) che, a breve, andrà al voto alla Camera. Ripercorrendo ogni istante del caso, dallo scontro istituzionale al conflitto fra Parlamento e magistratura, dall’accanimento terapeutico alle cure palliative, dal principio di autodeterminazione alla volontà di fare di Eluana un caso politico simbolico, si è cercando di capire cosa successe in quel momento, valutando anche ciò che allora, per volontà di alcuni, non fu detto.

Le frontiere della “tecno scienza”, fra procreazione medicalmente assistita e la tanto discussa legge 40, diventano il cuore del dibattito affrontato da Giorgio Israel, Assuntina Morresi, Eleonora Porcu ed Alberto Gambino, maestri di questa seconda sessione oratoria.

Il problema, gravissimo, della governance e l’analisi storica della legge 40, i punti salienti del discorso della Prof.ssa Morresi .“Diritto e sentenze sulla legge 40”, il tema discusso da Alberto Gambino che illustra come spesso il diritto alla maternità/paternità e ad una “sessualità felice” siano invocati contro la legge 40 (ma una“sessualità felice” può considerarsi un diritto che lo stato deve garantire?), mostrando le maggiori sentenze ad oggi depositate contro la legge sotto un interessante profilo giuridico e sociale. A parlare di legge 40 e procreazione assistita (PMA) da un punto di vista prettamente scientifico è la Dott. Porcu mentre è il Prof. Israel che spiega il significato di quella che oggi viene definita “tecno scienza”e riflette sulle frontiere della tecnica mentre la scienza diviene sempre più mero strumento della tecnica. Biopolitica tra scienza, cultura ed umano il secondo filone di discussione. Riflettere su natura umana, cultura umana ed artificio questo l’invito del Prof. Belardinelli che mette poi in guardia da una tendenza, sempre più forte, della società odierna: ragionare in termini funzionalistici, per cui si tenta, ad ogni costo, di rendere disponibile l’indisponibile. E’ il Prof. Walter Schweidler a definire una “cultura dell’utile” in cui la vita umana diviene qualcosa che deve obbedire a parametri di qualità e di utilità al fine di giustificare la propria esistenza, così è la sua utilità e non è la vita in sé, a stabilire l’obbligo dello Stato di difenderla e sostenerla. Quando la legge dello Stato dichiara l’inviolabilità della dignità dell’essere umano, spiega Schweidler, esclude domande come “chi”, in quanto essere umano, sia meritevole di dignità o no, o chi sia meritevole di un più alto grado di dignità rispetto ad un altro. Essa si fonda su un divieto categorico di mettere a confronto il “valore” della vita umana. Dunque, l’idea della responsabilità dello Stato nei confronti di ogni essere umano, indipendentemente dalla qualità della sua vita, non è solo un principio religioso ma anche un principio filosofico indipendente.

Un’idea positiva di Biopolitica allora è possibile? Questa la sfida e l’argomento di discussione della Prof.ssa Canullo. La vita può essere oggetto di puro arbitrio nelle mani di questa o quell’idea, di un interesse che esuli dalla vita stessa? Punto fondamentale del ragionamento filosofico della Catullo, è che la vita sia qualcosa d’irriducibile e irrinunciabile ma rifiutabile. L’irriducibile e irrinunciabile è prezioso e quindi fragile, necessitante di cura, intendendo per cura il livello minimo della bioetica: la politica della vita. La Biopolitica deve, dunque, rispondere alla vita e della vita . questa la sfida che attende la nuova classe dirigente, al di là del credo religioso, personale e politico: trovare un terreno comune dove questo “irriducibile prezioso” sia il centro della discussione, dal quale si parta, al quale si risponda e si ritorni sempre come unico interesse.