01 Novembre 2004   •  I testi / Mondo / Europa

L’Europa assediata dalla stupidità

Redazione

Da molte finestre della casa dei miei genitori, a Firenze, si vede l’adorata cupola verde della sinagoga della mia infanzia. Quando mi trovo a Firenze per passare le feste con i miei, ci andiamo insieme a piedi. Qualche giorno dopo l’11 settembre, per Rosh ha Shana nell’aria triste e dolcissima dell’autunno fiorentino, sulle scale di pietra, contro il rosa del tempio, un’amica d’infanzia mi afferrò allarmata per un braccio; parlò grave, triste come suggeriva l’evento, e disse: “Siamo di fronte a problemi terribili”. Certo, terribili, annuii, pensando alle vittime dell’attacco alle Twin Towers, alla guerra contro il terrore che ci stava di fronte… “Perché” continuò “il rischio oggi è quello di trovarsi di fronte a un’ondata antimussulmana, alla discriminazione verso gli immigrati…”. La guardai spaventata, e mi svincolai dalla sua presa.

Capii allora, e sempre di più mi è risultato chiaro, che l’Europa aveva battuto la testa: le pietre orientaleggianti, rosa e verdi, del mio tempio, la raffinatezza delle vetrine delle strade vicine, il garbo modesto, la modesta raffinatezza liberal nel gestire, vestirsi, parlare, nasconde un mostro: questo mostro, infiltratosi fra gli ebrei stessi, si chiama stupidità. Non è quella stupidità infantile, ilare, che è diritto di ciascuno. E’ una stupidità che ottunde ogni tradizione e ogni grandezza culturale e la divora, una stupidità che l’Europa conosce bene, quella che non sai se ti fa ridere o piangere quando guardi le immagini di Mussolini e Hitler e Stalin nei vecchi film, quella della ridicola menzogna che sbocca in pregiudizio e in genocidio, che rantola inconsulte frasi aggressive verso gli innocenti (gli ebrei e gli americani, come allora), finché diventano senso comune; una stupidità che non conosce la storia nè la geografia, che la scavalca con formule e fantasie farraginose, copre con giustificazioni e pietismi i pericoli reali; ignora, oggi la realtà del terrorismo e il fallimento del melting pot col mondo mussulmano immigrato, trasformatosi nella realtà da ospite in conquistatore. Ma per esempio in nome della pacifica convivenza mette da parte il senso di orgoglio e protezione delle magnifiche città e delle opere d’arte ormai colonizzate dalla globalizzazione, fisica e culturale.

L’idiozia assedia l’Europa: nelle eleganti librerie dei boulevard parigini divenne rapidamente un best seller un libro che sosteneva che il Pentagono non era mai stato bombardato. Molti astutissimi fiorentini o madrileni o berlinesi sostengono con aria saccente che Arafat non ha rifiutato le offerte di Barak, è stato Israele che si è tirato indietro. Sanno, furbissimi, che Arafat non conta più niente, povero vecchio. Però sostengono, senza che valga il principio di non contraddizione base stessa di ogni loigica, che Israele deve trattare con lui, altrimenti non ci sarà pace. Pensano che sia giusto andarsene dall’Iraq perchè quella è l’unica strada per fermare il terrorismo. “Il terrore non fa paura, fa paura non andarsene”. Non è colpa del terrorismo se si uccidono donne e bambini, ma delle forze imperialiste. Ritengono con cristallina evidenza che il terrorismo, se anche prima c’era, di fatto è stato scatenato dalla scelta americana di invadere l’Iraq: non importa ricordare loro che le Twin Tower sono la causa e non la conseguenza della guerra, che il mondo era una sola nazione unificata da grandi e piccoli attentati dalle Filippine a Mombasa all’Arabia Saudita a Tel Aviv, che Bin laden, hezbollah, hamas hanno dichiarato guerra a crociati e ebrei.

Il pensiero distorto, paralizzato dalla negazione della realtà che impaurisce gli europei è nascosto dietro l’angolo di ogni conversazione, occhieggia e non credi ai tuoi occhi, sui giornali che sdottoreggiano senza insegnare, appare all’improvviso quando sei rilassato,proprio come le stupide bandiere a strisce dietro l’angolo delle strade più belle del mondio. Sta in agguato quando siete immersi nella contemplazione dell’immenso ingegno della sua storia. Ad ogni angolo si presenta, desolante, l’incompetenza rispetto alla materia di cui si parla, specie se è materia che ha a che fare con la propria posizione internazionale. Tutto questo fa da sfondo a un antisemitismo furioso e aggressivo, che solo pochi giorni fa ha pugnalato quasi a morte un diciassettenne ebreo, Yisrael Yifrah, nel sobborgo Parigino di Epinay sur Seine. L’ha attaccato (al grido di “Allah Hu Akhbar”)proprio uno di quei giovani mussulmani di cui aveva tracciato la chiara identità, nel dicembre scorso, l’indagine della Comunità Europea sui rischi e le origini del nuovo antisemtismo, rimasta a lungo clandestina: gli immigrati sono un motore di antisemitismo, diceva, ma l’Europa come del resto l’ONU ha preferito l’idiozia della negazione. Il ragazzo forse avrebbe potuto non essere accoltellato se invece di fischiettare la sua stupida canzonicina (pace pace, land for peace, islam pacifico, immigrazione integrata) la Comunità europea avesse sbalordita sventolato la realtà e preso misure.

La stupidità antisemitita-antiamericana varia dalla vanità alla perfidia; ha una dimensione mondana (Oh that shitty little country e anche Bush è uno stupido, non vedi che faccia da cretino, del resto tutti gli americani…) e una, genocida, che veste Sharon da Hitler o lo mostra nudo mentre sgranocchia bambini palestinesi. La accompagna una nuova scuola ben strutturata del pensiero idiota, quella del revisionismo proterrorista, che sostiene che il terrorismo non esiste, proprio come la shoah: esiste qualcosa di simile, di vicino, (non sei milioni di ebrei magari tre o quattro, non sono veri terroristi, magari milizie armate, o militanti) ma niente di tanto fatale per l’umanità da farne una ragione complessiva di guerra. Nel corso dell’ultima visita in Italia, sull’aereo diretto a Roma, una signora elegante, aggraziata, fiorentina come me, si è avvicinata con una quantità di complimenti sui miei interventi televisivi, sui miei libri, i miei articoli… io da sciocca e vanitosa, irretita dall’apparenza decente, gentile, l’ho lasciata interloquire finchè non ha sferrato il colpo: lei, volontaria in un ospedale palestinese, sapeva meglio di me come vanno le cose: “cara signora, lei può anche parlare in tv, ma io ho visto i soldati israeliani mirare sui bambini, picchiare i vecchi… e i profughi devono pur trovare un posto dove stare, e dove altro se non a casa loro questi 6 (sei) milioni di disgraziati. Dopo tutto sono gli ebrei che li hanno buttati fuori, che se li riprendano… Il terrorismo? Quale terrorismo? Quello di quei poveri ragazzi che non hanno che cinture di tritolo contro aerei, elicotteri, missili, contro l’esercito più forte del mondo? Guardi, signora, con tutta la sua sapienza lei non sa cos’è il terrorismo…”. Io lo so, è così facile quando si vede un autobus scoppiare, cerco di dire invano. Non vale l’evidenza di fronte a chi si pasce di chiacchere e stupidaggini: a Berlino, durante un importante incontro sull’antisemitismo un funzionario di sicurezza durante il break del pranzo mi fa andare la schnitzel di traverso quando mi spiega che è talmente impossibile definire il terrorismo, che perfino l’ONU, pozzo di tutte le sapienze, non ha mai saputo darne una definizione. Non gli passa per la mente che questo sia una conseguenza della sua posizione politica, nonostante l’evidenza: al contrario, pensa che il mondo debba grattarsi la testa e chiedersi “ma insomma, cos’è questo terrorismo di cui tanto si parla?”.

Quando visitiamo sempre con personaggi di alto rango in visita a Berlino il museo ebraico, vedo in loro, nonostante la buona volontà implicità nel pellegrinaggio stesso, che la distanza dall’annicchilimento degli ebrei nemmeno sessanta anni fa, è incommensurabile, non esiste la minima nostalgia per l’ebraismo tedesco scomparso di cui qui si espongono le tragiche vestigia, solo la domanda ripetuta come di fronte a un problema scientifico cui dare una risposta tecnica: se è accaduto, bene, ci deve pur essere qualche ragione. E qual è? Nel senso di qualche buona ragione.

Mi sovviene dell’idiota e malvagia osservazione, a cena, di un mio amico in Grecia, in un bel ristorante del Peloponneso: “Se gli arabi sono tanti arrabbiati, ci deve essere una ragione; la ragione certo è l’imperialismo americano connesso a quello israeliano. Se è come sembra, Israele la causa di tutto… beh, non c’è che trarne le conseguenze… no? Che dici? Non ti pare?”. Alla tv, a Roma, in televisione l’idiozia risplende sullo scandalo di Abu Ghraib: le torture sono il segno sicuro per l’opinione pubblica,della perversione del potere americano, la perversione del potere americano è l’origine, anche questa sicura, della guerra, ergo, la guerra è perversa, ergo, bisogna uscire immediatamente dall’Iraq. Il terrorismo così finirà o almeno diminuirà. La seconda parte delle idiozie riguarda la comparazione delle torture di Abu Ghraib con la barbarica uccisione in diretta di David Berg, Daniel Pearl, Fabrizio Quattrocchi, o del ludibrio delle membra dei soldati israeliani e dell’esposizione della testa di uno di loro davanti alle telecamere: quasi tutti gli interlocutori del dibattito parlano degli “orrori della guerra”. Alla sola idea che le macellazioni in diretta a scopo di proselitismo e di diffusione del terrore, lodate e esaltate dal consenso islamico estremista, siano tuttavia cosa ben diversa dalla pur orribile perversione di un gruppo di soldati (perverse carogne, ma non assassini, ma anche questo è proibito dirlo) che poi è stato esposto, giudicato, condannato, che ha sollevato l’orrore del mondo da cui provengono, mi si suggerisce di vergognarmi. Trovo questa reazione a ripetizione presso intellettuali, giornalisti, politici. Guai a dirlo: “Ma come si fa a ragionare così” scuoteva la testa disperato e oltraggiato un rilevantissimo politico italiano di fronte alla mia inaudita posizione, così miserabilmente logica. Un famoso pensatore italiano ha sostenuto che le immagini di Abu Ghraib sono come quelle dei campi di concentramento tedeschi. Non è l’unica persona che vaneggia che quelle torture sono peggio di ogni uccisione perché feriscono l’anima, la nostra anima santa di Europei, di occidentali… Usciamo dall’Iraq, avanti l’Onu, magari arruoliamoci nella resistenza irachena (così denominata) contro gli americani. Al diavolo i decapitati, gli sgozzati, gli sparati.

Sempre in un dibattito tv un imam arabo di Firenze, dove era appena stata trovata una cellula terrorista, ripeteva “terrorismo, terrorismo, ma cos’è poi il terrorismo…”. Il capo dei Verdi Italiano gli faceva il coro: era pronto a definire terrorismo quello dei suicidi palestinesi, ma solo quando io, la sua interlocutrice, chiamerà terrorismo anche l’occupazione israeliana, mi ha detto astutissimo, convinto di essere stato davvero molto intelligente. Idiozie? Come un milione di altre: com’è Miguel Moratinos, intelligente? quando dice che la Siria è la chiave di volta della soluzione dei problemi del Medio Oriente? Sembra una battuta comica. Si giustifica come una gran bella mossa diplomatica dichiararlo durante la visita al dittatore Bassar Ashad e sostenere in coro col dittatore che le sanzioni americane sono una cattiva idea? Le relazioni della Spagna con la Siria sono eccellenti, ha detto, anche perché i due i Paesi sono impegnati nella ricerca di una soluzione per la causa palestinese, la maggiore ragione di instabilità della zona. Una posizione molto europea, che non si dimostrata fin’ora così intelligente e va insieme a una inutile reverenza verso Yasser Arafat, che persino Mubarak non vuol più vedere al suo posto. La cecità politica, è orribile dirlo, fa balenare la fantasia di un ulteriore, immenso cimitero ebraico sullo sfondo di un deserto da cui gli americani fuggono mazzolati dal terrorismo. Tanta perfida noncuranza tanto più stupida quanto fatale per l’Europa stessa, è documentata da milioni di espressioni politiche, letterarie (Theodorakis! Saramagos) che tornano alla demenza omicida del nazismo: gli ebrei, origine di tutti i mali… Gli ebrei assetati di sangue… gli ebrei, come i nazisti… Sul quotidiano spagnolo la Vanguardia a destra della vignetta si vede il “Museo dell’Olocausto Ebraico” a destra quello “dell’Olocausto palestinese”. Spiritoso. Sharon ha ormai sui giornali degli spiritosi baffetti alla Hitler, o gronda sangue. Spiritoso. E in Francia il comico Dieudonne Mbala Mbala che era stato accusato di antsemitismo perché aveva inventato e interpretato un ebreo ortodosso che saluta Hitler col saluto nazista è stato assolto da un tribunale francese, è stato assolto, è solo legittima critica allo Stato d’Israele. E poi è spiritoso.

Il fatto è che la cretineria è ormai abissale e professata, l’ignoranza sul conflitto mediorentale, l’Islam, gli arabi, e soprattutto la storia del sionismo e di Israele e anche degli ebrei totale e professata dal continente più colto del mondo: i cioccolatai di Bruxelles (in numero stupefacente, praline allo champagne e alle mandorle, profumo di cacao ovunque) non vogliono sapere più nulla, e neppure gli italiani che amano l’olio buono e il vino buono, e nemmeno gli integerrimi svedesi, i tedeschi redenti, e nemmeno i francesi il cui migliore amico (Chirac lo dice a ogni incidente) è ebreo. Le università sono fosse dei leoni che ragliano scemenze. La grande cultura europea si è fusa, confusa, sull’integrazione, sulle macellerie halal che stanno dietro l’angolo della cioccolateria. Sul fascino antico del dare la colpa agli ebrei. Sull’invidia antiamericana. Cinquant’anni fa non sarebbe stato immaginabile che un giornale pubblicasse il testo che troviamo, sempre nella cattolicissima Spagna sulla Nueva España, un giornale on line largamente preferito: “Sono 3 o 4mila anni che un popolo fu eletto non si sa da quale Dio e lo fece depositario del futuro… questa tesi oltre a non avere senso è un atto di puro razzismo e xenofobia. Hitler basò il nazismo sulla purezza della razza. Il sionismo non solo si fonda sulla razza, quella ebraica, ma va più in là del razzismo dotandosi di una religione, l’ebraismo… questa filosofia nazisionista esclude gli altri negando loro qualsiasi diritto. Lo sterminio di massa contro i nativi della Palestina è iniziato nel 1948 anno in cui furono distrutte 531 città e furono espulsi 804.787 palestinesi”. Che dire di adatto a tutte queste idiozie? Wow, cool.