12 Novembre 2007  

Padoa-Schioppa regala ai bamboccioni un posto pubblico

Redazione

Tra due giorni la norma della legge finanziaria che procede a stabilizzare nella Pubblica Amministrazione parte consistente dei circa 400.000 precari, assumerà forza di legge. Si tratta di una disposizione truffaldina e immorale, che segna una vera e propria capitolazione dello Stato con buona pace di quei sedicenti “liberaldemocratici” i quali, al solo fine di mondarsi la coscienza, si sono inventati un “soddisfacente compromesso” che, in realtà, è niente più di una perifrasi lessicale.

Come stanno le cose in realtà? La nostra Costituzione detta che nella P.A. si acceda attraverso concorso. E una legge dello Stato stabilisce che per concorso, nella generalità dei casi, si debba intendere una valutazione comparativa svolta sulla base di prove scritte e orali. Insomma, dal combinato disposto tra la Carta fondamentale e le norme positive, si fissa che nella Pubblica Amministrazione italiana si accede per merito e non in forza di spintoni o calci nel posteriore!

Di fronte a questa evidenza, cosa si stanno inventando i nostri legislatori? Vorrebbero che venissero definitivamente stabilizzati tutti coloro i quali sono entrati nella P. A., anche se solo a tempo determinato e – udite udite – anche se in luogo di regolare concorso hanno sostenuto non meglio specificate “prove selettive”. Dietro il paravento lessicale si cela la vergogna. La “prova selettiva”, infatti, può consistere in qualunque cosa: persino nella comparazione con un curriculum di favore. E, nella maggior parte dei casi, svolge il compito di un sottile velo, a copertura di una chiamata diretta e clientelare.

Se sarà sancita l’equivalenza tra “concorso” e “prova selettiva” avremo così stabilito il passaggio dal “familismo amorale” allo “statalismo amorale”: un bel risultato per i comunisti nostrani! Un tempo, infatti, il giovane rampollo borghese, soprattutto nel Mezzogiorno, dopo una pausa esistenziale da scavezzacollo trascorsa in qualche parcheggio universitario, s’imbucava in un qualche ufficio grazie all’interessamento del parlamentare del luogo. Si trattava di un sistema tribale che Gaetano Salvemini descrisse mirabilmente e per primo in Cocò all’università di Napoli. Esso, però, conservava pur sempre qualcosa di paternalisticamente umano e, perciò, di umanamente comprensibile. La sanatoria annunziata preserva quegli stessi meccanismi e, in fondo, anche la loro odiosa connotazione classista. Solo che con Nicolais e Padoa Schioppa al governo, ai “bamboccioni” dei giorni d’oggi in luogo del padre e del deputato amico ci pensa lo Stato attraverso un articolo della legge finanziaria.

La farsa si fa dramma qualora si pensi che tutto ciò accade mentre vi sono in Italia 70.000 giovani risultati vincitori o idonei in regolari concorsi ai quali il blocco delle assunzioni impedisce di prendere servizio. Lo Stato italiano, dunque, nel mentre si accinge a regolarizzare un esercito d’imbucati condanna a un supplemento di disoccupazione ragazze e ragazzi ai quali ha richiesto tempo, impegno e preparazione: non si poteva trovare strada più certa per offendere il merito e per chiarire alle giovani generazioni che a comportarsi bene nella vita, alla fine si resta fregati.

Se i politici qualche volta sapessero fare empatia, prima di varare un simile obbrobrio si metterebbero nei panni di quei genitori che hanno fatto sacrifici per portare il proprio figlio fino al punto di vincere un concorso in modo regolare e pulito. Ne comprenderebbero la rabbia e, prima di avvallare con il loro voto questa vera e propria Caporetto della moralità pubblica, ci penserebbero due volte.

P.S. Giavazzi, esisti ancora? Come mai non batti un colpo?

(da L’Occidentale)