29 Luglio 2021   •  PNRR / I testi / Governo Draghi / Punti di vista / News

PNRR e riforme: un fisco per crescere

Redazione

Quinto appuntamento di “PNRR e riforme”, la rubrica dedicata alle riforme connesse al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. CLICCA QUI per leggere tutti gli articoli.

Secondo il calendario indicato nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), il Recovery Plan che l’Italia ha presentato all’Europa, entro il 31 luglio 2021 il Governo dovrebbe emanare una legge delega sulla Riforma del Fisco. L’esecutivo ha, tuttavia, già fatto sapere che avrà bisogno di qualche giorno in più per definire la legge delega, che dovrebbe approdare in Consiglio dei Ministri i primi di agosto e che sarà costruita sulla base delle linee guida fornite dalle commissioni Finanze di Camera e Senato. 

Il 30 giugno scorso, infatti, è stato licenziato un documento a firma congiunta delle Commissioni Finanze della Camera e del Senato che definisce le linee guida da fornire al governo per il varo della riforma.

Dopo oltre sei mesi di lavoro e 60 audizioni parlamentari, le commissioni Finanze della Camera e del Senato hanno presentato il testo conclusivo dell’indagine conoscitiva sulla riforma dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) e altri aspetti del sistema tributario. Il testo elaborato fungerà, come si è detto, da atto di indirizzo politico al Governo per la predisposizione della legge delega sulla riforma fiscale. Riduzione dell’IRPEF, abolizione IRAP e secondo acconto delle imposte a rate: facciamo il punto delle principali novità.

Il documento, articolato in due distinti capitoli, parte da una fondamentale premessa: nell’ultimo mezzo secolo, il contesto economico attorno al nostro Paese ha subito cambiamenti radicali mai visti in precedenza. Basta pensare alla dimensione dei mercati, al ruolo dello Stato nazionale, alla struttura produttiva, alle nuove tecnologie, alla divisione del lavoro, alle dinamiche della vita familiare, al peso relativo del lavoro dipendente, alla mobilità dei fattori produttivi. Tali cambiamenti hanno mutato sensibilmente il contesto all’interno del quale il sistema fiscale opera. Ciononostante, nel sistema tributario italiano non sono stati messi in atto, nel medesimo lasso di tempo, interventi strutturali di riforma organica, ma solo azioni e riforme di carattere settoriale e/o frammentate, orientate su singoli tributi o su singole misure di esenzione.

Il primo capitolo della relazione della Commissione enuncia gli obiettivi generali dell’intervento di riforma fiscale, concentrandosi, in particolar modo, sull’incremento del tasso di crescita dell’economia italiana e sulla necessaria operazione di semplificazione del sistema fiscale dell’ordinamento italiano. 

Quanto al primo punto, è innegabile che le criticità del sistema fiscale costituiscono un enorme ostacolo per la crescita economica dell’Italia. 

In primo luogo, poiché l’eccessiva tassazione sui fattori produttivi (lavoro e capitale), che in Italia supera nettamente quella dell’eurozona, ne disincentiva l’accumulazione e costituisce un ostacolo alla partecipazione al mercato del lavoro (influenzando, così, anche i tassi di occupabilità).

In secondo luogo, viene considerato, nel documento della Commissione, il livello e la dinamica delle aliquote marginali effettive (che misurano l’incremento di reddito lordo guadagnato che dev’essere versato come imposta o che viene compensato da una diminuzione di benefici): aliquote marginali eccessivamente alte e superiori all’aliquota media pongono, infatti, problemi di incentivi all’offerta di lavoro, amplificando le distorsioni del sistema di tassazione individuale, specialmente  in termini di equità orizzontale.

Terzo punto su cui si insiste nel documento redatto dalla Commissione è quello della complessità. La complessità del nostro sistema tributario si presenta come uno dei maggiori ostacoli alla crescita economica: l’incertezza fiscale e il disordine regolatorio rendono il nostro Paese scarsamente attrattivo per imprese ed investimenti. Non è un caso che l’Italia risulta al 30° posto nel Global Competitiveness Index 2019 (ultimi dati disponibili) stilato dalla Fondazione Internazionale World Economic Forum: l’eccessiva burocrazia, la lentezza e l’inefficienza della giustizia, le infrastrutture spesso inefficienti e l’incertezza giuridica rendono il nostro Paese un ambiente niente affatto appetibile per le grandi multinazionali estere.

Negli ultimi cinquant’anni, il sistema tributario è stato oggetto di numerosi interventi caratterizzati da disorganicità, mutevolezza e instabilità dell’impianto normativo che hanno contribuito a creare una stratificazione di norme, meccanismi e adempimenti che hanno elevato a dismisura il grado di complessità del sistema.

L’azione di semplificazione ipotizzata dalla Commissione e diretta a ridurre tale grado di complessità ruota, in particolare, attorno a quattro linee direttive: codificare le norme fiscali in un Codice Tributario unico; elevare al rango costituzionale alcune parti dello Statuto del contribuente (in specie, quelle relative ai principi di chiarezza, semplicità e irretroattività delle disposizioni tributarie); eliminare alcuni tributi minori (si parla dei cosiddetti “micro prelievi”, tra cui, a titolo esemplificativo, il superbollo, la tassa di laurea, le tasse di pubblico insegnamento, la tassa regionale di abilitazione all’esercizio professionale e via dicendo); ridurre la divaricazione tra criteri di redazione del bilancio d’esercizio ai fini civilistici e ai fini fiscali.

Il secondo capitolo del documento della Commissione contiene le misure riguardanti i principali segmenti del sistema tributario italiano, dall’IRPEF (su cui il documento in questione si sofferma in particolar modo) alla tassazione di impresa, dall’IVA ai redditi finanziari, passando per il lavoro autonomo e per le tematiche connesse all’evasione fiscale e al miglioramento del rapporto tra fisco e contribuente.

Non potendo in questa sede procedere ad un’analisi dettagliata di tutte le proposte articolate dalla Commissione – assai numerose ed eterogenee – si tenterà di mettere in luce le principali novità contenute nel documento in esame:

  1. In tema di Irpef, la Commissione ritiene che si debba confermare l’individuo come unità impositiva ai fini fiscali (in alternativa al nucleo familiare), cercando però di ridurre l’aliquota media effettiva, facendo particolare attenzione alla pressione fiscale su quelle fasce di reddito riconducibili al cosiddetto ceto medio; a questo fine, mantenendo l’attuale sistema fiscale a scaglioni, la Commissione auspica “un deciso intervento semplificatore sul combinato disposto di scaglioni, aliquote e detrazioni”;
  2. La Commissione ritiene opportuno il mantenimento di un regime agevolato e semplificato per piccole e medie imprese e per lavoratori autonomi, prevedendo però l’introduzione di un regime opzionale agevolato biennale transitorio che accompagni il contribuente verso la transizione al regime ordinario di tassazione IRPEF qualora ne superi i limiti reddituali, al fine di incentivare la crescita delle micro-imprese individuali;
  3. È confermata l’auspicata rateizzazione delle imposte sui redditi in sei rate mensili di pari importo (da luglio a dicembre) per il saldo e il primo acconto e altre sei rate mensili di pari importo (da gennaio a giugno) per il secondo acconto; 
  4. La Commissione raccomanda la reintroduzione del regime opzionale IRI (Imposta sul Reddito di Impresa, introdotta nel 2018 e mai applicata poiché immediatamente abrogata), che prevedeva, per i contribuenti esercenti attività di impresa sottoposti a Irpef, la possibilità di optare per l’applicazione di un’aliquota proporzionale per la parte di utili reinvestiti in azienda, ferma restando la possibilità di dedurre dal reddito di impresa le somme prelevate dai soci per la distribuzione, tassata ordinariamente in Irpef.
  5. Si auspica la creazione di un’unica categoria di “redditi finanziari” che accorpi le attuali categorie di “redditi di capitale” e “redditi diversi” (di natura finanziaria), che, allo stato attuale, costituisce una rilevante disomogeneità tale da contribuire all’opacità del sistema fiscale;
  6. La Commissione raccomanda l’abolizione dell’Irap e il conseguente riassorbimento del suo gettito nei tributi già esistenti;
  7. Si auspica, ancora, una operazione di semplificazione della normativa IVA, considerando anche la possibilità di una riduzione dell’aliquota ordinaria.

Il lavoro condotto dalla Commissione è senza dubbio pregevole, in particolar modo per lo sforzo di elaborazione e sintesi delle diverse posizioni. Tuttavia, al netto di tali elementi senz’altro positivi, l’atteggiamento di fondo assunto dalla Commissione si palesa tendenzialmente conservativo nei riguardi dell’attuale sistema tributario, orientato a individuare una soluzione di bilanciamento e di compromesso tale da porre in essere alcuni interventi al margine per correggere alcune delle più evidenti distorsioni del nostro sistema tributario, ma ancora lontano da una riforma organica di sistema. 

Ci si chiede, dunque, se una riforma del sistema tributario così strutturata, seppur migliorativa, sia sufficiente anche a rendere più competitivo il nostro paese. Un forte limite del documento, inoltre, è l’assenza di indicazioni in merito alle coperture delle riforme ipotizzate (che vanno tutte nella direzione di una riduzione del carico fiscale a vantaggio della crescita economica).

La filosofia e i tempi della riforma sono stati illustrati dal ministro dell’Economia e delle Finanze Daniele Franco lo scorso 22 luglio in occasione dell’audizione tenuta dinanzi alle commissioni riunite Finanze di Camera e Senato. Stando alle indicazioni del Ministro, si delinea una riforma a tappe, da sviluppare mano a mano che verranno individuate le coperture finanziarie necessarie. Prima verranno gli interventi a costo zero e le priorità come il superamento dell’Irap. Poi, una volta individuate le risorse, un taglio anche dell’Irpef.